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domenica 7 luglio 2013

Il papa dei poveri

L'amore di papa Francesco è rivolto ai poveri, agli infelici, ai diseredati. Non ama l'oro e le ricchezze. Ci dice di non seguire la via del denaro, che ci porta all'egoismo e a derubare gli altri. Nei poveri, Francesco vede le vittime di chi, invece di curarsi del prossimo, se può si mette a derubarlo senza scrupolo.
Francesco ci dice per quale via possiamo meritare la nostra felicità: amando gli altri. Con lui, siamo tornati al vero vangelo.  E quando ci dice "buon pranzo" ha davanti a sé la visione di un mondo in cui ci sia posto a tavola per tutti, a cominciare da chi non può perché qualcuno gli ha sfilato il piatto davanti.

Patrizio, don Angelo, Pio, Nazzareno

Sono tornato ad Acuto, invitato da Patrizio Pilozzi nella sua "corte"di Colle Borano. C'era con lui il bravissimo don Angelo, suo fratello, che voleva rivedermi dopo lunghissimi anni e tanti ricordi in comune. Don Angelo, paciere per natura, è un umile sacerdote dalle grandi doti che nessuno ha saputo premiare meglio che lasciandolo parroco di Porciano, umile frazione di provincia sperduta fra le montagne di Ciociaria.
Ma lì don Angelo riesce benissimo nel suo vero compito, che è quello di salvare le anime e di proteggere i loro detentori dai mali della vita. Ma non riesce a portare pace in  famiglia tra Patrizio e il fratello Pio, ex sindaco di Acuto, e suo figlio Nazzareno, addirittura salito al Parlamento italiano nelle file del Sel. Una vecchia ruggine, risalente al mancato progetto di Patrizio di fare a Colle Borano un centro sportivo di grande richiamo.  Proprio il fratello Pio, allora sindaco di Acuto, fu colui che disse no, un no ribadito anche dal successivo sindaco, Nazzareno, figlio di Pio e nipote di Patrizio.
Un intreccio clamoroso, che riporta ai tempi di Caino e Abele, di Romolo e Remo. E nemmeno don Angelo riesce a metterci riparo. Ma chissà: col tempo, forse...Gutta cavat lapidem.