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martedì 3 maggio 2011

Giovanni Paolo II a Piglio per sempre

A Piglio, in data 30 aprile, in località Laghetto Insuglio, è stata inaugurata una statua del Papa Giovanni Paolo II, in coincidenza con la sua proclamazione a Beato. Quello che è stato uno dei pontefici più amati di tutta la bimillenaria storia della Chiesa aveva nel cuore queste nostre montagne, prediligeva il Santuario della Mentorella a Guadagnolo, e si recava volentieri nei pittoreschi paesaggi montani tra il Piglio e gli Altipiani di Arcinazzo.
Con gratitudine, l'amministrazione della cittadina ernica e il vescovo di Anagni-Alatri monsignor Lorenzo Loppa hanno voluto dedicare al grande pontefice un perenne ricordo della sua travolgente personalità.

domenica 1 maggio 2011

Pio e Patrizio come Romolo e Remo

Romolo e Remo si sfidarono per fondare una grande città e un grande impero: due fratelli per una meta unica.Vinse Romolo e cancellò Remo
Altrettanto fecero ad Acuto Pio e Patrizio: due fratelli per un solo volo vittorioso, sul promontorio degli Ernici. Vinse Pio e cancellò Patrizio.
Ma lo cancellò davvero? Patrizio, dal suo esilio di Colle Burano, continua a vivere e a rimpiangere ciò che non fu, stampando manifesti di fuoco una volta a settimana. Pio fu sindaco per oltre vent'annni e le sue risorse non sono finite.
Bella lotta. Bellissima. Implacabile. Promette ancora scintille. A chi la parola fine?

sabato 30 aprile 2011

Cave: e il teatro?

E' ormai un anno che il bel "Teatro di Cave", dalla caratteristica forma di tartaruga, è stato ultimato: una piccola gemma verde all'interno di Villa Clementi. Purtroppo c'è però qualcosa che finora ha impedito la sua utilizzazione: forse un difetto di ventilazione o un eccesso di umidità, che costringe a tenere aperta una porta per la traspirazione.
Peccato. Perché a Cave l'amore per il teatro non manca, e c'è perfino una compagnia teatrale fissa che non vedrebbe l'ora di recitare nel "suo" teatro dopo essere stata ospitata in varie scuole e altri ambienti.
Il sindaco Massimo Umbertini, fra i tanti suoi compiti, ha anche quello di realizzare il battesimo di questa importante opera pubblica.

mercoledì 27 aprile 2011

Turismo a Palestrina: nuove prospettive

L'apertura del Parco a tema Rainbow MagicLand in zona Pascolaro di Valmontone, prevista per il 26 maggio, segnerà senza dubbio l'avvio di speranze straordinarie per l'intera zona di Palestrina-Cave-Valmontone, in riferimento allo sviluppo turistico e all'occupazione giovanile.
Un convegno sul tema sarà tenuto al Teatro Principe di Palestrina venerdì 29 aprile alle ore 17.30, con l'intervento di sindaci dell'intera zona della Provincia di Roma sud-est e della Provincia di Frosinone nord-ovest.

Cave, portale della Ciociaria verso Roma

Passati i grossi centri di Piglio, Serrone e Paliano, la Ciociaria trova davanti a sé la cittadina di Cave come portale. Tre chilometri dopo l'appartato Genazzano, sulla strada maestra della Statale 155 di Fiuggi, l'ospitale centro di Cave subito fa sentire ai ciociari l'aria di Roma: o viceversa, alla volta di Fiuggi-Frosinone, Cave è l'ultimo segnale di romanità. Sono molti i ciociari che, passando in macchina o con i mezzi del Cotral per Cave, servitissima dalle linee automobilistiche, si fermano per acquistarvi dalle tre grandi edicole i quotidiani freschi freschi anche alle 6 - 7 del mattino, e perfino "Ciociaria Oggi", più facili da rinvenire in questa cittadina già dalle prime ore della giornata. A Cave, Frosinone e Roma sembrano darsi un abbraccio.

giovedì 21 aprile 2011

Mercoledì 27 grande mercato Madonna del Campo a Cave

In occasione della ricorrenza della Madonna del Campo, patrona di Cave, mercoledì 27 aprile, a partire dalle ore 8, si terrà un grande mercato speciale lungo il viale Falcone e Bassolino, da via Mazzenga in direzione del campo sportivo Luigi Ariola.
L'iniziativa, a cura del Comune e di gruppi giovanili, verrà riproposta ogni anno, sempre in ricorrenza della festività della Madonna del Campo, molto sentita dalla popolazione di Cave.

lunedì 4 aprile 2011

La Tunisia

Tutta la serie di guai che risponde ai nomi di Lampedusa, Manduria, Ventimiglia e via dicendo, ci provengono da un paese in agitazione come la Tunisia, dal quale scappano ogni giorno migliaia di profughi o fuorusciti o irregolari che dir si vogliano.
Il problema, dunque, è a Tunisi, e a Tunisi Berlusconi ha capito di dover andare. Si potrà risolvere, in quella sede, l'origine di tutti i guai? L'Europa è in grado di riservare alla Tunisia e al suo discusso governo una serie di sostegni e d'incoraggiamenti che inducano le autorità locali a comportarsi in modo diverso e a tenersi in casa i renitenti e i ribelli.
I soldi che l'Europa spende per un milione di profughi li può impiegare diversamente, e più utilmente, investendo in Tunisia, o meglio incoraggiando qui la lenta ripresa economica. Ma in qualche modo i problemi vanno affrontati e pagati, meglio alla radice che dopo.

domenica 3 aprile 2011

Il pragmatismo

Ora sappiamo che cosa intende Berlusconi per pragmatismo: quando la monnezza sale, lui va. Va a Napoli, e la monnezza scompare. Magari soltanto per un po'.
Va a Lampedusa, e ottomila fuorusciti tunisini scompaiono. Magari soltanto per un po'.
Per Berlusconi, pragmatismo vuol dire presenzialismo. Almeno sul momento è efficace.
Ora però dovrebbe fare in modo che questa efficacia provvisoria diventi davvero definitiva.
C'è un altro tipo di presenzialismo di Berlusconi che alla gente piace di meno. Ma siccome si svolge a casa sua, a noi non rimane che seguirlo da lontano per mezzo di qualche fotografo implacabile o di qualche intercettazione provvidenziale.

sabato 2 aprile 2011

La tendopoli di Manduria

Appena fresca di sistemazione, la tendopoli di Manduria nelle Puglie è subito diventata famosa in tutto il mondo: le due migliaia di profughi tunisini provenienti da Lampedusa vi hanno trovato rifugio al massimo per un paio d'ore, dopo di che è stato scoperto che i due metri di rete che proteggevano l'impianto erano facilmente scavalcabili, e tutte le formiche del formicaio hanno compiuto lo stesso itinerario per trasferirsi all'aria libera. 
Era proprio quello che desideravano. Uno alla volta, riusciranno a trovare quella sistemazione, in Italia o in Francia o altrove in Europa, da loro tanto sognata. Le forze dell'ordine affermano di averne riacciuffati duecento, ma state certi che anche questi ritenteranno l'avventura.
Infatti.Quello che non riescono a fare gli organismi politici a qualunque livello, riesce a farlo la voglia di vivere e di guadagnarsi la libertà che regna nel cuore di ogni uomo, da qualunque parte del mondo egli venga.



venerdì 1 aprile 2011

Da Mentone a Ventimiglia

E' imbarazzante il gioco delle parti che si sta effettuando sulla frontiera franco-italiana tra Mentone e Ventimiglia. Molti profughi tunisini che sono riusciti ad arrivare fin lì (dunque da Lampedusa in qualche modo si esce...), scesi dal treno in territorio francese, vengono reimbarcati senza tanti complimenti verso l'Italia, terra evidentemente più generosa di quella francese, malgrado le critiche profonde sia della sinistra che della Lega.
La Francia, più ricca e presuntuosa di noi, non mostra di avere molta pietà e comprensione per questi profughi, fra l'altro di madrelingua francese e dunque interessati a restare intorno a Nizza, Marsiglia, Lione e Parigi più che a Napoli, Roma, Bologna e Milano.
Ci chiediamo che Europa Unita sia questa, che lascia all'Italia tutte le rogne e tutti i problemi e non porge una mano se non per rimandare indietro chi è arrivato vicino a una soluzione logica. L'Europa dei due pesi e delle due misure, ancora una volta a nostro danno.

giovedì 31 marzo 2011

Casinò

Il nostro premier Silvio Berlusconi, strappato un attimo da altri fastidiosi pensieri, ha deciso di recarsi a Lampedusa per portare soccorso alla popolazione locale e alla situazione penosa venuta a crearsi.
Non c'è sventura alla quale - fosse il terremoto dell'Aquila o l'angosciosa vicenda dell'immondizia di Napoli - il nostro numero uno non accorra a prestare il suo taumaturgico intervento, promettendo di risolvere tutto in poco tempo.
Ci sarà pure un po' di forzatura, ma non c'è dubbio che l'accorrere di Berlusconi sul luogo dei guai arrechi sollievo alle vittime. Sicuramente il deflusso dei tunisini da Lampedusa sarà affrettato al mille per mille, con poche grandi navi in arrivo. Ma quel che più stupisce è il corollario di altre idee con cui accompagna il suo intervento. Ora il Berlusca ha deciso che, per ripagare tutti i guai subìti dalla popolazione lampedusana, non solo vi comprerà una bella villa, ma vi istituirà anche uno dei pochissimi Casinò dello stato, per farvi rifiorire l'economia e il turismo.
Bella idea, e anche facile facile: trasformare un casino in Casinò.



mercoledì 30 marzo 2011

L'Europa per Lampedusa

Dio ha dato agli africani una comoda porticina per l'Europa: l'isola di Lampedusa. Lì possono approdare con facilità: peccato che sia poco più di uno scoglio, e se ci arrivano in cinquemila già si crea una calca insostenibile.
Non è Lampedusa, ma l'Italia, anzi tutta l'Europa unita che deve accogliere quel flusso di nordafricani,quasi tutti tunisini,alla ricerca di quel lavoro, di quella pace, di quell'avvenire a cui aspirano: ostacolarlo non sarà colpa della sola Italia, ma di tutta l'Europa, che potrà assorbirli con maggiore facilità regolarizzando il corso di questa vicenda.
Per ora l'Italia deve metterci il rifugio e l'accoglienza, ma poi dovrà essere l'Europa a dare lavoro e sostegno. Ciascuno faccia la sua parte.

martedì 29 marzo 2011

Nessuno vuol essere Lampedusa

Immaginate se uno dei nostri paesi dovesse subìre la stessa vicenda che sta subendo Lampedusa: un piccolo territorio che contiene appena cinquemila abitanti come Genazzano, che improvvisamente venisse assalito da migliaia e migliaia di nordafricani, algerini, tunisini, libici o anche eritrei, che si accalcassero nelle nostre belle campagne poveri e scalzi, affamati e disidratati, facendo scempio di vigne e frutteti, riempiendo di sporcizia i nostri prati e i nostri colli.
Chi avrebbe pietà di quei poveri profughi? I nostri amministratori avrebbero gli occhi fuori dalle orbite. Accuse al governo e a ogni tipo di amministrazione europea e locale. Sarebbe un grido di allarme generale, un'invocazione a intervenire per salvare il salvabile nel più breve tempo possibile: Il Lazio, l'Italia e l'Europa dovrebbero intervenire immediatamente.
Povera Lampedusa: il buon Dio l'ha piazzata lì, a poche miglia dalla costa africana. Ma anche i lampedusani hanno lo stesso diritto a vivere civilmente che hanno i profughi africani.

lunedì 28 marzo 2011

Nessuno vuole Gheddafi morto

E' forse bastata un po' di coerenza nello schieramento della Nato per far capire a Gheddafi quale sarebbe la soluzione più logica e meno cruenta della crisi libica: salvataggio dell'intera famiglia del despota tripolino, e trasferimento in uno stato amico, tipo la Siria, dell'intera tribù, accompagnata da un adeguato bagaglio finanziario che ne assicuri una agiata esistenza.
Tutto ciò è nettamente preferibile a una soluzione cruenta, con Gheddafi disposto a difendersi fino alla morte sua e di tutto il suo gruppo. Ormai, tramite internet, lo spirito della democrazia e il desiderio di libertà è penetrato in ogni nazione, e non c'è più tiranno che tenga e che regga alla forza trascinante della tecnologia moderna.
Pace. Pace nel Mediterraneo e nel mondo intero. E saggi programmi di progresso che non implichino più l'uso dell'energia nucleare.Questo sarebbe il vero progresso da tutti auspicato.
Forse siamo solo degli ingenui, ma è ciò che veramente desideriamo per il bene dell'umanità.

domenica 27 marzo 2011

La pista ciclabile da Cave a Fiuggi

Al posto dal tanto amato e odiato trenino della Roma-Fiuggi, oggi, almeno dalla festosa Cave fino alla bella cittadina termale ciociara, passando per magnifici paesi come Paliano, Serrone, Piglio e Acuto, è rimasta in piedi almeno una pista ciclabile, capace di sfruttare una parte delle splendide caratteristiche naturali di questa meravigliosa parte d'Italia.
Purtroppo mi giungono notizie, e in parte lo vedo anche di persona, che questa pista rischia a sua volta l'obsolescenza, per incuria di qualche amministratore che non si rende ben conto di questa nascosta ricchezza da sfruttare. Ci lasciamo cadere di mano occasioni di crescita come se fossero pezzi di carta straccia. Ben altra sorte meriterebbe quest'ultimo ricordo di qualcosa di bello che avevamo e che ci siamo lasciati sfuggire perchè qualche azienda doveva tentare il salvataggio dei suoi bilanci mandati alla malora per incuria. 
La Stefer-Acotral-Cotral o come altro vorremo chiamarla, è sempre stato un mostro che ha divorato se stessa. E l'eredità che ha lasciato non si è dimostrata niente di meglio.
Salviamo il salvabile.

sabato 26 marzo 2011

Coscienze di cartone

Fra tante tragedie vere, da Tokio a Tunisi a Tripoli facendo un salto per Lampedusa, c'è ancora chi ripropone la tragicommedia Ruby per scacciare dal suo sudato trono il nostro "tiranno" Berlusconi.
Ben altre sono le responsabilità che potremmo addossare al nostro leader, ma certa vecchia e ormai desueta sinistra italiana continua ad ammannirci la solita insalata per farci cogliere al volo l'occasione per sbarazzarci di "lui".
E' una campana che in questo momento ha un suono tremendamente ridicolo. Ed anche la violenza feroce di un Di Pietro assume tonalità assurde se si pensa ai reattori nucleari e alle carneficine di un tiranno che per difendere la sua tenda tribale si crede autorizzato a fare strage di avversari politici. Che fine farebbe un Di Pietro tripolino?
Per quanto tempo ancora potremo tollerare un Berlusconi colpevole di tante nequizie, ma democraticamente eletto con i voti degli italiani? Non vogliamo sopportarlo neanche più per i due anni restanti del suo mandato? Oppure si teme che possa lasciare il suo trono a Piersilvio, inventandosi una dittatura di stampo talebano?
Guardate con quanta dignitosa serenità regna ancora, ascoltata e onorata, in una Tokio a rischio nucleare, l'imperturbabile maestà dell'imperatore Akihito!
Da quelle parti non vegetano coscienze di cartone.

venerdì 25 marzo 2011

Aria di libertà?

In un bel servizio presentato da Anno Zero di Santoro, ha fatto sensazione la gioia profonda di alcuni profughi tunisini sbarcati a Lampedusa, i quali hanno gridato entusiasti: -Evviva, qui si respira aria di libertà, qui non ci sono gas asfissianti! -
Subito dopo, però, si sono viste le condizioni estremamente disumane in cui vengono a trovarsi questi profughi in un'isola piccolissima di poche migliaia di abitanti, ormai meno numerosi dei profughi stessi, e si è sentito il sindaco di Lampedusa strillare pieno di rabbia  e di odio contro il ministro della difesa La Russa che cercava di far capire come il governo italiano, pur mettendocela tutta, non riesce a far fronte a una situazione di cui deve incaricarsi l'Europa intera.
L'Europa, però, se la prende comoda, mentre l'Italia, che di guai ne ha già tanti, deve provvedere, e subito, pena la maledizione eterna dei lampedusani.Attualmente, a Lampedusa, stanno arrivando mille profughi al giorno e ne stanno uscendo solo 300. Al collasso manca poco o niente.

giovedì 24 marzo 2011

Lampedusa, la valvola dell'Africa

La bella isola di Lampedusa, così a mezza strada fra la Tunisia e l'Europa, è diventata un vero e proprio vulcano, terra di approdo di profughi e di naufraghi, di gente disperata che tenta la fuga dalla miseria, dalla sventura e dalla morte. Il guaio è che si tratta soltanto di una piccola isola, porto e rifugio delle disgrazie altrui. I profughi attualmente presenti sul suo territorio superano ormai gli abitanti dell'isola, che sono in tutto ottomila.
Le strutture di ospitalità non reggono, sono assolutamente inadeguate, i naufraghi siedono e dormono all'aperto. L'Africa, e non solo con i tunisini, ha bisogno di una valvola di sfogo, ma né
Lampedusa da sola, nè l'Italia da sola, sono in grado di reggere quella forza d'urto. L'Europa lo sa e ha promesso d'intervenire. Ma l'intervento deve essere rapido, concreto e immediato, la soluzione non può essere rimandata alle calende greche, altrimenti la situazione diventa esplosiva e irreparabile.

mercoledì 23 marzo 2011

Una disgrazia scaccia l'altra

Ogni pochi giorni, nel nostro piccolo o nel nostro grande, una paurosa sventura si affretta a cancellare la sventura precedente. Prima lo si è visto in una serie di brutti delitti a sfondo sessuale, ma con grandissima risonanza sociale. Per giorni e giorni il tamburo ha battuto su una nota sola, ma all'improvviso la nota è cambiata e tutti ci siamo dimenticati della precedente. Da Sarah a Yara.
Poi è venuta la grave vicenda di Mubarak in Egitto, e per giorni non si è parlato d'altro. Finché in Giappone non sono sopraggiunti un terremoto e uno tsunami da toglierci il respiro, la pace e quasi la speranza.
Ora Gheddafi. Una vicenda amara, che sa di barbarie in pieno Duemila. Tiranni così c'erano soltanto nell'antichità. L'Europa e il Mondo moderno sembrano inadeguati a provvedere.
Sventure che si accavallano. In Italia avevamo cominciato da qualche mese con un altro tipo di calamità, che stava sul punto di travolgere la situazione politica. Ma poi si è succeduta una serie di fatti ancora più gravi che quasi ce l'ha fatta dimenticare.



martedì 22 marzo 2011

Dove la democrazia è un optional...

La Libia è uno di quei paesi al mondo dove la democrazia è un optional. Si alza al mattino un signor Gheddafi e stabilisce tutte le regole secondo le quali un'intera nazione si deve comportare. A milioni e milioni di persone non è dato neanche per un momento di ragionare di testa propria e di assaporare quella cosa stupenda che è la libertà personale e sociale.
Un giorno questo paese, con un atto di forza incredibile, si ribella. Il tiranno tentenna. Il mondo civile, intorno, avrebbe l'occasione per decidere tutto in gran fretta, ma non ci riesce, l'Onu non è composta da un solo individuo ma da tante opinioni contrastanti. La grande occasione sfuma. Il tiranno torna a respirare, aumenta il suo quoziente di crudeltà, minaccia tutto il mondo. Colui che era disposto a fuggire portandosi dietro le sue ricchezze abusive ora non ha più paura di nessuno, minaccia  tutti e giura a ognuno di fargliela pagare.
Ora il mondo civile strilla, vorrebbe essere altrettanto crudele, ma non ce la fa. L'occasione giusta è andata perduta.



lunedì 21 marzo 2011

I bamboccioni

Una figura sociale tipica del nostro tempo è sicuramente il bamboccione, in tempi meno feroci definito pacificamente "figlio di papà".
Oggi il bamboccione emerge quasi come una figura minacciosa, che non promette niente di buono. Ha trent'anni e più, una laurea o minimo minimo un diploma di studi superiori, ha perfino una qualifica o una specializzazione, ma purtroppo non ha un lavoro.
Nessuno s'incarica più di lui. Molti si vergognano a raccomandarlo a qualcuno, perchè tanto non serve a niente. Posti di lavoro non ce ne sono, a meno che non si voglia tornare a un'agricoltura rudimentale. 
I genitori si rassegnano a vederli gironzolare a vuoto, anzi devono foraggiarli con piccole "paghette" che, divenute un impegno regolare, finiscono per pesare assai sul bilancio familiare, specialmente se i bamboccioni, in casa, sono due o tre. Se in famiglia si fanno debiti, spesso lo si deve ai bamboccioni, che non solo non ti danno una mano,ma anzi te la tolgono.
Chi ci salverà da questa piaga? I tempi sono duri e si prevede una stagione lunghissima.
Ci dicono che la disoccupazione sta pian piano diminuendo. Ma quanti decenni ci vorranno perchè la tremenda figura del bamboccione scompaia?

domenica 20 marzo 2011

Rimedi al disastro

Con grande umiltà, l'imperatore del Giappone Akihito, e con lui tutto il suo popolo, ha chiesto aiuto agli Stati Uniti contro il pericolo della centrale nucleare di Fukushima. Chi ha maggiori disponibilità di conoscenze e di mezzi deve concorrere direttamente per la salvezza dell'umanità in pericolo a causa delle  radiazioni nucleari.
I giapponesi sembrano anche voler ricordare agli americani che sono stati loro, a Hiroshima e Nagasaki, ad aprire questo scenario spettrale di rovina e di morte. Da allora siamo riusciti a rimetterci tutti in piedi, sia pure con una scia incaccellabile di sofferenza. Ora tocca a loro rimediare. Terremoto e tsunami, purtroppo, non sono colpa degli uomini, e contro la tirannia della natura dobbiamo allearci tutti.
Speriamo che l'esempio valga per tutti e per sempre, e che anche stavolta la solidarietà umana prevalga sulla violenza del male, da qualunque parte essa venga.

sabato 19 marzo 2011

Tempestività

Ora America, e Onu, e Comunità Europea, e Nato, e singole nazioni europee come la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e l'Italia, vogliono tutte intervenire contro Gheddafi. Ma è ormai troppo tardi, e qualunque risultato si ottenga sarà molto inferiore e molto più sanguinoso di quello che si sarebbe potuto ottenere intervendo a tempo giusto, magari soltanto dieci giorni fa.
A inizio marzo si sarebbe potuto aiutare gli insorti in modo molto più efficace, e tutta la Libia sembrava decisa a scrollarsi di dosso il tiranno. Ma ora Gheddafi ha ripreso piede, ha ritrovato la sua forza prepotente, e da coniglio impaurito è ridiventato leone. Di chi è la colpa?
Ora sono gli insorti ad aver paura delle bombe e degli aerei di Gheddafi scatenato all'offensiva. Potevano bastare poche incursioni dei nostri a far fuori il despota tripolino. Ora, o sei costretto a confermarlo, oppure per cacciarlo dovrai essere mille volte più crudele e pronto alla strage.


venerdì 18 marzo 2011

L'amara via del nucleare

Gli Stati Uniti, con la loro tecnologia, stanno cercando di dare una mano al Giappone per guarire dalle sue recentissime piaghe, soprattutto quella del nucleare: da Fukushima continuano ad arrivare notizie preoccupanti, e sicuramente non a tutto potrà essere posto rimedio. Contaminazione e morte stanno seminando le loro vittime senza che l'uomo, stavolta autore dei suoi stessi mali, possa farci nulla.
Ripensamento: questa sembra essere la parola d'ordine di fronte all'incombente pericolo del nucleare.
Gli scienziati ci dicono che esso è enormemente più economico delle altre fonti di energia, ma ci dicono anche che ai suoi danni non c'è rimedio. Resta poi il problema mai risolto delle scorie nucleari.
Se vogliamo pensare davvero al nostro avvenire, le nazioni che più hanno speso nell'energia dell'atomo ora debbono dare una frenata, e quelle, come l'Italia, che ancora sono alla rincorsa, forse devono benedire Dio per la loro lentezza. Forse è Dio che lo vuole.
E comunque i danni di Fukushima debbono ancora arrivare da noi, speriamo attenuati il più possibile.




giovedì 17 marzo 2011

Rivoluzione mancata

Ci resterà per sempre un grosso rammarico, quando rivedremo Gheddafi riprendere in pieno il suo potere dispotico sulla Libia: soprattutto l'Italia e l'Europa, ma anche la Nato e gli USA, hanno mancato una grande occasione per restituire al popolo libico la sua libertà, una libertà del resto che non ha mai conosciuto.
I ribelli di Bengasi sono stati lasciati quasi soli a se stessi, facile preda della rivincita di Gheddafi. A questo gran signore abbiamo lasciato, oltretutto, il diritto di sentirsi da noi poco amato, e soltanto perchè non abbiamo avuto quel minimo di forza per essere coerenti.
Siamo per la libertà oppure no? Oppure ci riguarda solo la nostra libertà? Ora, per altri due decenni, ci toccherà fare i conti con un tiranno ancora più incontrollabile nella sua voglia di vendicarsi e nel suo desiderio di farcela pagare cara.
E cara la pagheremo. 

mercoledì 16 marzo 2011

Ripensamento sul nucleare

 Anche una nazione organizzatissima e tecnicamente avanzata come il Giappone ha dovuto fare i conti con le forze scatenate della natura, proprio come pensava Giacomo Leopardi duecento anni fa, indiduando in essa la nostra grande nemica.
Il Giappone ha resistito a tutto, ma non ha potuto resistere alle insidie profonde portate alle sue centrali nucleari, che forse non saranno le più avanzate del mondo, ma non si può dire siano alla mercé di un qualunque grande evento naturale.
Esplosioni e fughe di materiale radioattivo stanno spaventando il mondo. La Germania ha dato un alt immediato ai suoi programmi nucleari, e anche l'Italia, dopo aver affermato di voler continuare decisa sulla via di un nucleare sicuro al mille per mille, ora esprime perplessità e almeno il desiderio di una seria riflessione.
Pensiamoci bene. Il progresso è una gran bella cosa, ma la Vita è l'unica cosa veramente bella che Dio ha dato agli uomini di ogni fede e di ogni idea politica.

martedì 15 marzo 2011

Ricostruzione

Comincia per i giapponesi quella fase di ricostruzione di cui, insieme ad altri pochi popoli, si sono dimostrati maestri. Ancora, sotto le macerie, sono da estrarre centinaia e migliaia di cadaveri, ma i giapponesi sono maestri anche del dolore, nel senso che riescono a controllarlo in maniera severa e dignitosa perchè al dolore educati da secoli.
La tecnica ricostruttiva dei giapponesi è unica, in quanto prevede uso di materiali leggeri e malleabili, con innovazioni tecniche incredibili già alle fondamenta degli edifici.
Si hanno precedenti miracolosi di ripresa economica anche dopo gravi calamità recenti. Anzi, di solito, la sventura è stata occasione di rilancio e di superamento.
Noi europei e occidentali in generale stiamo aspettando questo genere di miracolo dai giapponesi, ma dobbiamo fornire loro anche l'assistenza necessaria per facilitare il loro compito, perché poi i benefici saranno indubbiamente anche nostri.







lunedì 14 marzo 2011

Le centrali nucleari

Fa male al cuore il fatto che la conclamata sicurezza delle centrali nucleari non sia affatto tale.
Basta che la natura, come spesso fa, si muova un poco nelle sue infinite possibilità di variazione, ed ecco un terremoto, uno tsunami sconvolgere tutto e mettere tutto in pericolo. Non è bastata l'esperienza amara di Cernobyl per capire che sarà sempre così.
Insistere sul nucleare? Pare sia indispensabile. Se si vuole continuare in un rapido progresso. Ma poi pagheremo le conseguenze, lentamente e inesorabilmente, con la nostra salute.
Fermarci un momento? Tornare indietro? I saggi lo chiedono. Lo hanno sempre chiesto. Ma nessuno li ascolta, e nessuno li ascolterà neanche stavolta.

domenica 13 marzo 2011

Ammirevole disciplina

Mi stupisce la grande disciplina, il naturale autocontrollo, la semplicità e naturalezza con cui il popolo giapponese ha accolto la grande sventura che lo ha colpito, reagendo già il giorno successivo, rimettendo a posto tutto quello che era possibile rimediare senza interventi dall'alto.
Loro sono abituati ai terremoti, ma non allo tsunami. Anche ai danni più vistosi si sta cercando di porre rimedio con mezzi propri, con disciplina e amore per l'ordine davvero esemplari per noi popoli mediterranei, arruffoni e svogliati.
Questa antica civiltà dell'ordine e dell'amore per la pulizia ha radici profonde nella natura di questo popolo, di cui ammiriamo la capacità di rimettersi in piedi senza gridare alla sventura. Abbiamo visto bambini comportarsi con maturità e autocontrollo nei momenti più duri del terremoto. Siamo convinti che si sapranno ricostruire in tempi record e con assai meno spese rispetto a noi, pur introducendo quelle meravigliose strutture antisisma che sono stati in grado di realizzare.
I giapponesi imparano presto, hanno gli occhi aperti, raggiungono risultati impensabili in brevissimo tempo. Frutto di una civiltà contemplatica e profondamente educata che noi vorremmo tanto possedere, anche se per l'arte e la fantasia loro sono i primi ad ammirare e copiare noi.

sabato 12 marzo 2011

Povere formiche

Una nazione civilissima e progredita come il Giappone, di fronte allo scatenarsi della Natura con un terremoto e uno tsunami di terribili proporzioni, ci dà l'esatta immagine di quel che in fondo noi uomini siamo: povere formiche abbandonate alla sorte e a qualsiasi spirare di vento.
Vittime a migliaia, pericoli creati con le nostre stesse mani come quello delle centrali nucleari: quale difesa mai possiamo contrapporre?
Soltanto la capacità di accettare la sventura, di correggere eventualmente i nostri errori, e di ricominciare da capo. Fino alla prossima volta.
Terremoti e tsunami sono padroni della nostra vita. Noi mediterranei, un po' più fortunati, abbiamo tuttavia anche i nostri terremoti, e qualche tsunami sappiamo procurarcelo con la stessa nostra cattiva volontà.
Non siamo immuni, ricordiamolo. Gheddafi insegna, l'Afghanistan ce lo ricorda. Povere formiche muoiono senza loro volontà, ma per volontà di altri uomini che si ritengono voluti dal destino.

venerdì 11 marzo 2011

Le raccomandazioni

Qualcosa che cordialmente odio, nella vita sociale, sono le raccomandazioni. Sono esse che stravolgono i sani principi di giustizia, che forniscono modo di vivere e di ramificare agli immeritevoli, che fanno piangere lacrime amare alla gente che ha sudato per prepararsi culturalmente e tecnicamente alla vita.
Quanta gente conosco che...no, no, non voglio finire questa frase. Ma quanta gente, nel pubblico impiego particolarmente, ha finito per significare voglia di far niente regolarmente premiata e rispettata. Intere gerarchie di fannulloni, magari compensate da pochissimi grandi lavoratori forniti di coscienza.
Nelle scuole superiori, qualche anno fa, furono istituite delle gratifiche per i lavoratori più bravi. Ma, ovviamente, a stabilire chi fossero i più bravi erano chiamati i meno bravi. Ingiustizia su ingiustizia. Io chiedevo che quella gratifica fosse almeno distribuita in modo univoco a tutti.
Mi accorgo di avere gli stessi pensieri del ministro Brunetta. E che purtroppo neanche Brunetta, con tutta la sua buona volontà, riuscirà a raddrizzare la coscienza degli italiani.

giovedì 10 marzo 2011

Dare ed avere

Tutti diciamo: è molto più bello donare che ricevere.
Si ha più gioia nel vedere che altri gioiscono grazie a un nostro gesto, che non gioire perchè ci è stato fatto un dono. Presto questo dono a noi fatto perderà tutto il suo valore, mentre ai nostri occhi resterà bello vedere che qualcuno, oggi, è andato un po' più avanti nella vita grazie a un nostro gesto di amicizia o di amore.
Il Vangelo ci aiuta a pensare in questo modo, ma anche la stessa vita. Se un povero esce dalla sua povertà perché noi lo abbiamo aiutato, il suo salire un gradino farà salire un po' anche noi. Pensiamo a un popolo progredito che aiuta un popolo sottosviluppato a progredire.
Che ne abbiamo avuto noi in cambio? Forse niente, o forse qualcosa: quello stringere una mano che ci fa sentire entrambi più forti.

mercoledì 9 marzo 2011

Gratitudine e ingratitudine

Nella vita, si può dire ogni giorno, facciamo cose di cui dovremmo in qualche modo essere grati a qualcuno.
Purtroppo il sentimento della gratitudine è un fenomeno raro: non vorremmo mai dover dire grazie a qualcuno, mentre ci piacerebbe tanto che qualcuno fosse grato a noi.
In questo, usiamo una bilancia in cui il piatto dei nostri meriti è sempre il più pesante, e il piatto degli altri sempre più leggero.
Mi ricorda quella favola antica, di Fedro, che dice: "Giove ha dato a ciascuno di noi due bisacce: una, piena dei difetti altrui, la teniamo sempre davanti ai nostri occhi, mentre l'altra, quella dei nostri difetti, la portiamo costantemente dietro le spalle e non la vediamo".
Ma anche Gesù, nel Vangelo, aveva parlato della pagliuzza dei nostri difetti e della trave dei difetti altrui: i difetti degli altri sappiamo ben riconoscerli, mentre a quelli nostri concediamo volentieri il perdono e la dimenticanza.
In politica, non è forse vera la stessa cosa?

martedì 8 marzo 2011

Oggi o domani?

Che devono fare, i genitori, per garantire l'avvenire dei figli? Il momento è duro, la disoccupazione esorbita, il rilancio è lontano.
Se un padre deve pensare ai suoi figli, conviene coprirsi le spalle spendendo il minimo, oppure conviene sbilanciarsi per far sì che ai figli non manchi al momento la capacità di migliorarsi e di espandersi, in modo che siano essi a garantirsi, nell'ambito del possibile, il migliore domani?
Ci sembra questa seconda ipotesi quella più idonea a permettere il progresso dei giovani.
Uno stato, altrettanto, non deve - se può - limitarsi ai tagli ed alle economie, capaci di mantenere almeno l'uovo oggi, ma deve saper compiere il miracolo di aperture finanziarie - esempio grandi opere pubbliche - idonee a indirizzare il futuro verso un'espansione e un progresso costosi quanto si voglia, ma indispensabili se si intende assicurare continuità nella crescita ampliando la base di rilancio.
E tu, giovane, lànciati verso una dinamica volontà di crescita, non chiudendoti nell'ottica miope dell'uovo oggi.

lunedì 7 marzo 2011

I figli di oggi

Noi figli degli anni Trenta o Quaranta eravamo abituati ad obbedire a una generazione di padri abituata a comandare.
I nostri figli sono venuti su come una generazione libera, libera di obbedire oppure no, libera piuttosto di comandare a una generazione di padri abituata ad obbedire.
Che salto generazionale! E' arrivato il benessere, e con esso la libertà, ma solo per i nostri figli, di trasgredire e di conoscere mondi artificiali, ovattati e irreali. Generazione di bamboccioni, inabili di fronte a una realtà che all'improvviso si è rivelata cruda e selettiva all'inverosimile.
Oggi soffrono i figli di questa generazione, ma anche i padri abituati ad obbedire e incapaci di farsi obbedire, soprattutto di farsi rispettare da una realtà sociale non voluta da nessuno e arrivata come una cappa di piombo.
Speriamo che ci sia agio, per questa generazione nuova, di maturare una coscienza...consapevole.

domenica 6 marzo 2011

Vita di paese

E' bello vivere in paese, per una persona anziana. Non si hanno più grandi necessità, bisogni di evasione, di distensione.
Si esce di casa, ed è già una festa. Ci si conosce tutti, o quasi, si ha la possibilità d'intrecciare un dialogo quasi con tutti, giovani e anziani, uomini e donne.
Un paese di solito è ricco di panchine, e quando il tempo è bello questa è già una ricchezza. A Cave c'è il piazzale della Stazione, oggi Nassirìa, dove ci sono panchine al sole e panchine all'ombra, c'è posto per tutti e si può scegliere liberamente.
Gruppetti di vecchi amici che ricordano il passato senza dimenticare il presente.
Al Caffè del Gatto Nero c'è poi un folto gruppetto di ragazzi che parlano di donne, di sport e di avvenire, bello anche se c'è tanta disoccupazione.
Il vecchio vede passare tutto questo davanti ai suoi occhi, e basta un bagno di queste piccole cose, per un'oretta, a fargli amare la vita.

sabato 5 marzo 2011

Un mondo in pace

Quanto sarebbe bello un mondo in pace, in cui tutti avrebbero da guadagnare! Un Gheddafi che andasse a godersi in qualche stato dell'Africa centrale la sua meritata e straricca pensione toglierebbe a tutto il bacino mediterraneo ansie e problemi, restituendoci la benzina a prezzi equi e le speranze di ripresa della nostra economia.
Ma ci sono altri Gheddafi nel mondo, che dovrebbero fare il piacere di accomodarsi in luoghi meno impegnativi. Tutti gli assurdi fondamentalismi dovrebbero dar luogo a idee di pace, anche per constatare che davvero nel modo non c'è un'idea di sfruttamento e di supremazia, con un Obama al potere della massima potenza mondiale.
Obama strumento di pace. Ideale per l'incontro dei due mondi in contrasto.
Certo, restano altri problemi che vengono dalla Cina e dall'India. Ma sembra si possano discutere su basi più ragionevoli.
Cominciamo perciò a fare altrove dei piccoli passi di distensione e di pace.

venerdì 4 marzo 2011

Tutti compatti: Gheddafi, vattene!

Una volta tanto, destra o sinistra, in Italia siamo tutti compatti: questo è il momento giusto per cercare di mandare via da Tripoli il tiranno Gheddafi.
Anche la sinistra, ieri sera per bocca di Bersani ad "Anno zero", si è espressa vigorosamente - una volta tanto! - a favore di un intervento deciso di tutto l'Occidente, Unione Europea, Stati Uniti e Onu, per agevolare la fuoruscita indolore del nostro vicino di casa così fastidioso e indisciplinato.
La Libia deve essere conquistata dalla vera democrazia, prima che cada preda dell'integralismo islamico, o da parte d'infiltrati tra i ribelli, o da parte di un Gheddafi restaurato e quindi più pericoloso.
Questa occasione non deve essere lasciata passare. L'Italia, per prima in Europa, è investita in pieno da questo grave problema, da cui dipende anche la ripresa o la ricaduta della nostra economia continentale. Occorre perciò quella concordia che finora è stata dispersa al vento per motivi banali.

giovedì 3 marzo 2011

Bravissimo Luca

Se mi posso permettere il lusso, da un anno a questa parte, di gestire un blog - anzi, ora sono addirittura due - lo debbo al mio giovane figlio Luca. Lui si è fatta una così grande esperienza di computer da riuscire a compiere miracoli, nulla sfugge alle sue conoscenze e alle sue competenze, già quattro anni fa, quando ne aveva venti, lo chiamarono a Roma a riparare dei computer andati a male ad alcuni clienti di un grande negozio-magazzino guadagnandosi i primi soldarelli.
Luca mi ha insegnato quel poco che so e mi guida e mi corregge continuamente per quel tanto che non so.
Grazie a lui, dopo tantissimi anni, ho ripreso a scrivere e a ritrovare la mia vecchia e mai sopita passione di fare il giornalista e lo scrittore.
Grazie a lui ho pubblicato un libro, sono in trattative per pubblicarne un altro e ne sto già componendo un terzo.
Alla mia età -77 - che cosa voglio di più?

mercoledì 2 marzo 2011

A nemico che fugge, ponti d'oro

Sarà difficile risolvere la questione libica. L'occidente - e non solo - è tutto d'accordo: se ne vada da Tripoli, finché è in tempo, e finché i ribelli gliene lasciano ancora, Gheddafi, i suoi figli e la cerchia dei suoi parenti ed amici. Possono salvare addirittura una gran parte del loro patrimonio, e andare a vivere altrove, in qualcuno dei pochi paesi disposti ad ospitarli.
Magari il drammatico problema si risolvesse così, alla Mubarak. Ma Gheddafi é fatto di altra pasta, ed è convinto ancora di poter raddrizzare la situazione a suo vantaggio, almeno in parte.
Onu, Stati Uniti e Unione Europea sono disposti a favorirlo nella decisione di un suo ritiro volontario. Ma Gheddafi è un duro e preferisce una soluzione drammatica.
Che Allah lo illumini, se ci crede ancora.

martedì 1 marzo 2011

Il derby decapitato

Tra due domeniche ritorna il derby.
Fino a poche settimane fa, sembrava un derby da scudetto, o quasi. Lazio lanciata e Roma rilanciata. Poi non si sa che cosa sia successo, ma le carte si sono rovesciate. Ora la Roma si ritrova nelle mani di Montella, e sta cercando anche mani americane per risollevare le sue sorti sociali, mentre la Lazio, a Cagliari, ha smarrito all'improvviso la sua baldanza e la sensazione di essere sulla via giusta.
Qua ci suole una sveglia, ragazzi, e di quelle solenni! Altrimenti, altro che scudetto, ormai lontanissimo: ma va a finire che neanche la Champions League, cioè una degna consolazione.
Milan Inter Napoli Udinese sembrano troppo forti per noi: ma una o due dobbiamo riacchiapparle, in questi ultimi undici turni di campionato! E il derby può essere un'ottima occasione di rilancio.

lunedì 28 febbraio 2011

Le mie memorie

Sul mio blog "Qui Lazio", sto compiendo un'opera che credo interessante: la prosecuzione delle mie memorie giovanili, dopo quelle dell'infanzia che hanno dato vita al libro "Paese di Ciociaria", accolto con notevole interesse almeno nel mio paese di Acuto e fra i miei parenti e amici di Roma e provincia.
Le nuove memorie, che sicuramente fungeranno da stimolo per la nascita di un secondo volume, prendono il nome di "Anni di collegio", e man mano che le vado sviluppando mi accorgo quanto siano ricche d'interesse, di argomenti da approfondire, di temi importanti di carattere morale, psicologico e culturale. Sta rivivendo in me, quasi per miracolo, tutto un mondo sepolto sotto la cenere dell'indifferenza, ma per nulla cancellato nella mente, e pronto a riaffiorare miracolosamente intatto.
La memoria è un dono prezioso, che va coltivato e ravvivato come tale per averne utili insegnamenti altrimenti destinati ad andare perduti.

domenica 27 febbraio 2011

Uno scomodo inquilino

Gheddafi ha ancora mezzi sufficienti per farcela. Ha capito che deve farsi amico il popolo, ma non sa equilibrarsi nella scelta del come: raddoppiando lo stipendio a tutti (mamma mia che potere spaventoso: immaginate una cosa del genere in Italia magari limitandosi ai soli statali), oppure sparando a zero sulla folla degli oppositori.
Europa e America, dopo aver tentato invano per anni di addolcirlo, ora stanno facendo passi indietro - nemmeno tanto precipitosi - e minacciano ritorsioni e sanzioni.
Ci sembrano armi troppo poco efficaci nei riguardi di uno come Gheddafi. Questo vuol dire forse che ci si prepara a riaccettarne gradualmente la restaurazione totale.
Gheddafi resta per noi un inquilino estremamente scomodo, e fare i conti con uno così non è precisamente una cosa piacevole.
Il Mediterraneo è davvero come un condominio. Se tutti i condomini sono civili, ci si può vivere bene. Altrimenti, bisogna stare sempre col fucile puntato. Peccato: si era presentata l'occasione buona per prendere la decisione giusta.

sabato 26 febbraio 2011

L'animo del tiranno

Che cosa passerà nella mente a un uomo come Gheddafi?
Un uomo divenuto gradualmente simile a un Dio viene a ritrovarsi all'improvviso offeso e schiaffeggiato da gran parte dei suoi precedenti adoratori, e non riesce a capacitarsi. Dentro di lui passeranno orrende sensazioni di odio, di disprezzo, di furiosa vendetta: è il dio castigatore che regna all'interno del suo animo.
Gheddafi ha ancora grande potenza, ma soprattutto è disposto ad usarla in tutte le sue forme più incontrollate pur di riprendere il suo ruolo.
Ci saranno decine di migliaia di vittime. Questo per lui non conta nulla. Pur di tornare il Dio che era.
Non so se ci riuscirà. Il mio amore sincero per la democrazia mi fa sperare il contrario. Ma, comunque vada a finire, il contributo di vittime da pagare sull'altare del dio sarà incommensurabile.
A noi è stato detto che la vita di un uomo vale sempre la vita di un altro uomo. E la nostra religione è basata addirittura sull'idea che un Dio fatto uomo abbia voluto salvare sulla croce la vita di ognuno di noi. Ma quest'uomo si chiama redentore, e non si chiama tiranno.

venerdì 25 febbraio 2011

La Libia è la nostra anticamera

Mussolini la chiamava la quarta sponda. Tripoli, Misurata, Bengasi e Derna sono state per qualche anno delle province italiane. Poi sono accaduti eventi storici d'immensa portata, ma non possiamo dimenticare che la Libia è la nostra anticamera, e che ciò che accade in Libia ci riguarda strettamente.
Abbiamo provato a farci amico Gheddafi, che ci forniva un dieci per cento del nostro fabbisogno energetico. Ma un'amicizia così ci è costata molto cara, e non c'è stato mai un momento in cui abbiamo creduto di aver portato il dittatore libico alle soglie della democrazia.
Ora è il libero destino dei popoli quello che deciderà le sorti della Libia. L'unica nostra vera speranza è che essa si trasformi in una democrazia, ma anche nel caso migliore tutto ciò sta costando e costerà migliaia di vittime e una catena d'inaccettabili crudeltà.
Gheddafi, come Saddam Hussein,e a differenza di Mubarak, ha scelto il suo destino senza guardare in faccia né la realtà né l'evoluzione dei diritti umani. E' consapevole di ciò che gli toccherà, e per impedirlo è disposto a tutto.
Aspettiamo: che altro si può fare? Non ci si può schierare coi tiranni. Si può solo sperare che la libertà di un popolo trovi la sua strada.

giovedì 24 febbraio 2011

Nuova diplomazia

Nella speranza che, dai roghi di Tripoli ma anche di Tunisi e del Cairo escano fuori nuovi governi islamici meno aggressivi e massimalisti, i governi d'Europa, specialmente quello italiano che è il più contiguo e il più a rischio di massicce aperture neomigratorie, devono assumere atteggiamenti intelligenti e comprensivi.
Nessuna amicizia servile, nessun ammiccamento d'occhio, ma chiarezza d'idee, volontà di capire e di aiutare, per beneficio reciproco.
Il Mediterraneo è come una grande casa, che ospita i nostri servizi, a partire da quelli del gas e dell'elettricità, per finire con la possibilità di sviluppi positivi nel lavoro e negli investimenti. Se tutto questo cade, per una politica poco oculata, le conseguenze saranno terribili per tutti.
Amicizia e comprensione, una mano tesa: questo servirebbe, e non altro. Aiutati, che Dio, o Allah, o Jahvè, ti aiuta.

mercoledì 23 febbraio 2011

Mediterraneo agitato

Acque agitatissime, nel bacino del Mediterraneo.Da un po' di tempo non c'è pace. Prima la Grecia. Poi la Tunisia. Poi l'Egitto. Poi la Libia. Non c'è pace, né tra gli ulivi né tra i palmeti.
Ci sono democrazie che mostrano la corda, soprattutto economica, e ci sono regimi tirannici che stanno vivendo ore drammatiche sia per motivi economici che per motivi di libertà negata.
Egitto, Libia e Tunisia a ferro e fuoco, e pare che solo in Egitto le cose si possano aggiustare senza ulteriori drammi.
Questa sarebbe la via logica. Ma pare che Gheddafi non intenda seguire l'esempio di Mubarak e
scegliere la via dell'esilio, bensì arroccarsi a difesa del suo potere.
I cocci di ciò che si rompe va a finire che dovremo raccoglierli noi, italiani ed europei, con l'arrivo di altre centinaia di migliaia di emigranti. Speriamo che almeno serva a qualcosa.

martedì 22 febbraio 2011

C'è sparare e sparare

Mentre in altre parti del mondo, anche a noi vicinissime, si spara sulla folla e si uccidono persone a centinaia, da noi, come dice il sindaco di Firenze Matteo Renzi, il solo uomo della sinistra che bada ai fatti e non alle chiacchiere, si spara su Ruby e Berlusconi per peccati di seconda categoria.
L'Italia ha bisogno di tornare ai fatti, di smetterla con gli sgambetti e i dispettucci da quattro soldi. Per mesi e mesi si è impedito di fare politica, e questo la gente l'avverte e perciò non darà mai retta a chi nelle chiacchiere ci sguazza e si perde.
Smettiamola. Torniamo a governare. Problemi seri ne abbiamo ben altri. Non dobbiamo fare la fine dell'Egitto e della Libia, dove si spara sulla folla per la vera tirannia di chi non ha mai saputo governare democraticamente.

lunedì 21 febbraio 2011

Mio cugino romanista diceva...

Mio cugino romanista diceva: - Ma dove andate? Tanto a Natale state sotto di noi -
Era il 24 ottobre, la Lazio era prima a 19, la Roma dodicesima a 9.
Poi venne il derby, due rigori e la Roma vinse. La Roma era già a soli 7 punti.
Venne il 28 di novembre, la Lazio a 27, seconda, la Roma a 22, settima, a soli 5 punti.
Venne il 19 di dicembre, la Lazio sempre seconda, a 34, e la Roma quinta, a 29.
Ma era arrivato Natale, e la Roma ancora non ci aveva messo sotto.
Venne la Befana: la Lazio seconda a 34, la Roma quarta a 32: aiuto! stanno arrivando.
Arrivò il 23 gennaio: la Roma è terza a 38, la Lazio è quarta a 37. Ci hanno scavalcato:
il cugino aveva ragione!
Ma da allora un altro mese è passato: 21 febbraio, Lazio quarta a 48, Roma ottava a 39!
Che cosa è successo? In un solo mese, la Lazio ha recuperato ben dieci punti.
E allora, cugino, come la mettiamo? Tra il dire e il fare c'è di mezzo il pallone, che
è perfettamente rotondo.

domenica 20 febbraio 2011

Una vecchia canzone

A Sanremo ha vinto una bella vecchia canzone, quella di Roberto Vecchioni, che a quasi ottant'anni ancora chiede di amare.
Una canzone veramente bella, un desiderio veramente nobile e vivo: ma nulla, proprio nulla di nuovo. Sanremo non ha saputo esprimere nulla di nuovo, e quel poco che gli era riuscito (vedi Tricarico) è stato inesorabilmente bocciato dalla solita giuria miope.
Così, "tre colori", bianco-rosso-verde, sono diventati un colore solo: il grigio.
Il grigio di un'altra bella vecchia canzone, quella di Amanda, che è libera, sì, ma soltanto di morire. Con lei se ne va tutto il vecchio di una manifestazione che sa riconoscere solo vecchi ritmi, vecchi campioni ormai sfilacciati, e riesce a bocciare tutto quel che può avere un sapore nuovo, come Tricarico o la Tatangelo, entrambi bocciati due volte.
Già: vecchi campioni e vecchie giurie.
Così, a Sanremo, di nuovo c'è stato solo il contorno di Paolo e di Luca, di Eli e di Belen. E le giovanili papere di Gianni Morandi, rimasto all'epoca in cui andava "a prendere il latte".

sabato 19 febbraio 2011

aria pura

Spesso si ha bisogno di silenzio. Silenzio restauratore.
Il mondo urla, e nell'urlo non è facile captare e capire la voce giusta.
Quanti pretendono di possedere la verità e non si accorgono che non è la verità, ma solo una tangente.
Erriamo. E insistiamo nell'errore. La strada si allunga e ci porta sempre più lontano. Vorremmo fermarci e non ci riusciamo.
Bisogno di aria pura. Di un lungo silenzio restauratore.
E di riprendere poi, sperando che il sentiero imboccato stavolta sia quello della verità.



venerdì 18 febbraio 2011

L'esagerata rivincita di Al Bano

Una valanga di voti provenienti da ogni parte d'Italia, ma soprattutto dalla Puglia, ha consentito ad Al Bano, alias Albano Carrisi, di vincere il bellissimo trofeo della Canzone Storica dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
Così "Va pensiero" ( ma non è l'inno dei leghisti lombardi ?) ha battuto meravigliose canzoni come "Addio mia bella addio" di Luca Barbarossa, "L'italiano" di Tricarico, "O surdato 'nnammurato" di Roberto Vecchioni, e soprattutto l'emozionante "Il mio canto libero"di Lucio Battisti, eseguito in modo perfetto dalla sensibilissima Nathalie.
Non contento, Al Bano, con una analoga valanga di voti, ha eliminato nel recupero la sua corregionale Anna Oxa e raggiunto la finale della gara principale con la tristissima "Amanda è libera". L'altro posto è andato infine a una rinfrancata Anna Tatangelo, che con la contestata "Bastardo" ha eliminato facilmente la concorrenza di una spenta Patty Pravo, rimasta senza quel filo di voce che madre natura le ha dato.
Magistrale la ricostruzione storica dell'Inno di Mameli da parte di un Roberto Benigni asciutto e contenuto, e tuttavia irresistibile, specialmente quando ha voluto cantare da solo, senza alcun accompagnamento se non il suo cuore, le parole dell'Inno, imitato poco dopo, in modo altrettanto convincente e commovente, da un ispirato Gianni Morandi.

giovedì 17 febbraio 2011

Il mio canto libero

Le parole di Mogol, la musica di Lucio Battisti, la magica voce di Nathalie e la grande orchestra sanremese. Magia del "Mio canto libero", la canzone più bella ed emozionante che mai la musica leggera italiana abbia dato, degna di stare alla pari con "Imagine" dei Beatles.
Erano le 22 della serata di giovedì 17 febbraio, quando dal palcoscenico di Sanremo è scoccata una grande emozione.
Una grande canzone d'amore e di libertà, che coinvolge anche il modo di vivere e di pensare di chi vuol vivere un'esistenza sciolta dai vincoli della morale e dell'ipocrisia borghese.

Anche i "grandi" muoiono

Solo ieri ci lamentavamo che la giuria popolare del Festival avesse fatto fuori, fra tanti semianonimi cantanti, due vittime illustri, Anna Oxa e Anna Tatangelo, e quasi per consolarci, oltre che per smentirci, eccoti subito dopo altre due vittime illustri, le più illustri possibile: Patty Pravo e Albano.
Queste giurie, più che le canzoni e i cantanti, pare vogliano fare giustizia di epoche, epoche irrevocabilmente passate. Oxa, Pravo e Albano sono sicuramente generazioni passate che non tornano più. Resta inesplicabile solo l'ostracismo verso la giovanissima Anna Tatangelo, della quale forse si è voluto colpire l'arroganza di essere salita troppo in alto.
Dalla ciocia alla gloria la via è troppo grande. Le storie di Cicerone, di San Tommaso d'Aquino, di Gina Lollobrigida, di Marcello Mastroianni e di Nino Manfredi, tutti grandi ciociari, non ha insegnato niente a nessuno. Almeno a Sanremo o paralleli
simili.

mercoledì 16 febbraio 2011

Belle e invidiate

Anna Tatangelo (24) e Anna Oxa (49), forse le due artiste più grandi, senz'altro le più belle, hanno visto incredibilmente eliminate le loro due canzoni, "Bastardo" e "La mia anima d'uomo", significative sia come testo che come musicalità. Sono finite agli ultimi due posti dopo altre dodici canzoni, di cui alcune decisamente inascoltabili.
Rancore? Invidia? Dispetto? Per che cosa la giurìa popolare si ribella contro queste due brave artiste? Contro i loro caratteri difficili? E' sempre stato così per gli artisti più grandi.
Per le due "Anna" - che vuol dire perenne - non è finita, in quanto giovedì sera canteranno ancora una canzone storica (" Mamma" la Tatangelo, 'O sole mio la Oxa). Inoltre, le ultime due canzoni di stasera, più le due ultime di ieri sera, saranno ripescate, e due di esse verranno riammesse in gara.
Ci sono ancora delle possibilità, dunque. Ma l'astio della giuria popolare di Sanremo verso queste due artiste rimane inspiegabile. Strani sentimenti verso la bellissima ragazza ciociara e verso la stupenda donna pugliese di origini albanesi. Un sottofondo di razzismo, forse, contro chi ha saputo costruirsi una grande carriera con la forza della sua volontà.

martedì 15 febbraio 2011

Centesimi

Ci avete fatto caso? Da quando Francesco Totti si è messo a fare la pubblicità per la rivalutazione del centesimo, la Roma non vale più un centesimo.

Passata la festa, gabbato l'amore

Un proverbio assai famoso dice: passata la festa, gabbato lu santo.
San Valentino è appena passato. Oggi è il 15 di febbraio.
L'amore è già stato gabbato?

lunedì 14 febbraio 2011

Governo del dire, governo del fare

La sinistra italiana è stata quasi sempre magnifica nel dire, quasi mai altrettanto nel fare. La destra ha avuto forse programmi meno magniloquenti, ma è stata quasi sempre più aderente ai "fatti".
Berlusconi ha sempre "fatto" molto. Ma a furia di fare, ha finito con il fare male. Ora la sinistra lo prende d'assedio, e non essendo stata mai capace di batterlo per i fatti, sogna di batterlo per i misfatti.
Non so come andrà a finire. Tra il dire e il fare, c'è stato sempre di mezzo un mare.
Di guai.

domenica 13 febbraio 2011

La Lazio corsara: 2-0 a Brescia

Di calcio non vorrei parlare, su questo post: ma come fa, un laziale come me, a contenere la sua gioia dopo la vittoria di Brescia, con le reti di Gonzalez e di Kozak, due miei beniamini, e con il terzo posto in classifica ancora nelle nostre mani.
La Lazio sembrava in crisi, ma non lo era. Sono mancati solo i risultati. Ora tornerà la fiducia, e siccome i biancocelesti non saranno impegnati nelle Coppe Europee e gli avversari sì, la Lazio può giocare a nervi distesi e pensare anche un pochino allo scudetto.
Chi vivrà vedrà. A maggio mancano ancora tre mesi.

La solitudine del filosofo

Al mio paese, Acuto, c'è un filosofo, MAN, che scrive ogni domenica un manifesto, da oltre venti anni. Riflessioni e messaggi sociali di alta qualità. Ma il paese è piccolo, la gente in genere incolta, e così l'alto messaggio rimane disperso nell'aria.
Peccato. Se almeno uno di coscienza ascoltasse i suoi alti rimproveri, il suo lavoro d'intelligenza e d'impegno non andrebbe perduto.
Se ne sta in solitudine nel suo rifugio di Colle Borano, che avrebbe voluto trasformare in un centro efficiente di sport e di cultura, e è diventato almeno un centro agrituristico che in qualche modo fa bene ugualmente al paese.
Si accontenti, il filosofo Patrizio. Ha ricevuto sferzate da tutti, a partire dai fratelli.
Ma è destino dei filosofi essere amati da pochi.

sabato 12 febbraio 2011

Mubarak e Berlusconi

Mubarak ha governato 30 anni l'Egitto, ha messo da parte 70 miliardi di dollari, si è vergognato e se n'è andato (con tutto il malloppo). Berlusconi ha governato l'Italia per 20 anni, ha messo da parte un paio di mutande, si è vergognato, e ne ha comprato un altro paio.

E Mubarak se ne andò...

Così, Mubarak è andato via. Non ha resistito alle pressioni del popolo egiziano, e ha dovuto mollare le redini di un controllo duro e severo durato per trent'anni.
Il popolo egiziano chiede un governo più giusto e più mite. Chissà se glielo accorderanno. In questi momenti di transizione si può rischiare qualcosa che non sia proprio quella desiderata.
C'è stato sangue, per il mutamento di regime. Per fortuna non troppo. Il popolo egiziano ha dimostrato abbastanza civiltà. Tranne i banditi che hanno assaltato e distrutto i musei, mostrando disprezzo per la civiltà vera.
Ai governanti nuovi auguriamo di essere dalla parte della gente civile e non di quella barbara. Di evitare eccessi ed estremismi che sarebbero rimedi peggiori del male. E di garantire le frontiere e la pace in questo angolo di mondo - vedi contatti con gli ebrei - che è uno dei punti focali della nostra storia contemporanea.

Progetti

La mente è sempre giovane.Non si stanca mai di pensare e progettare. Accetta il ragionamento altrui e si corregge. Non è mai la stessa. Vaga alla ricerca di un "ubi consistam". Ogni tanto trova un punto fermo e si sente pronta a realizzare qualcosa.
Ho in mente un libro. Anzi, è già pronto. Realizzarlo,però, non dipende da me. Cerchi nel mondo un'altra isola in cui approdare. Solo allora potrai realizzarti e conquistare.
Tutto ciò costa fatica, speranza e fede.Se non hai queste tre cose, nulla si farà.

venerdì 11 febbraio 2011

Continenti perduti

So che non potrò mai vedere l'America. Ho 77 anni. Non sono ricco. I miei progetti non possono prevedere un volo così lungo. Così mi rassegno a non vedere mai l'America, che mi manca. Cristoforo Colombo la scoprì 518 anni fa, Amerigo Vespucci le diede il nome, milioni d'italiani vi hanno lavorato ed hanno contribuito a fare di essa una grande nazione.
La mia little Italy è nel mio cuore.

Gli immigrati

Cento anni fa, gli italiani immigravano in massa, specialmente in America, perchè da noi c'erano fame e disoccupazione.
Oggi in Italia ci sono milioni di immigrati, perchè nelle loro terre ci sono miseria e fame.
Però ci sono almeno due milioni d'italiani, specialmente tra i giovani, che sono completamente disoccupati e nella fame.
Come andrà a finire? Si annuncia una ripresa minima e lenta. Ci vorranno decenni per smaltire questa disoccupazione.
Però intorno vedo campagne abbandonate e si importano alimenti una volta prodotti da noi.
Fatalmente, bisognerà che i milioni di disoccupati tornino nelle campagne, italiani o immigrati che siano
.

Il mio paese è Acuto

Io vivo a Cave, in provincia di Roma. Però sono nato ad Acuto, bel paese della Ciociaria, dove sono vissuto fino a undici anni. Di questi anni dell'infanzia ho scritto un libro, "Paese di Ciociaria", "memorie di un bambino di dieci anni", dal 1940 al 1950, comprendenti un'analisi del fascismo, della guerra, delle sventure, della fame, della morte del padre, dell'arrivo degli alleati, dei tedeschi in ritirata, della lenta ripresa, dello spopolamento dei piccoli centri di montagna.Un'analisi attenta, ricca di sentimenti e di allegria malgrado il periodo così sfortunato.
Un bel libro, secondo me. Con un solo difetto: l'ho scritto io.

Ricchi e poveri

E' ricco chiunque accetti volentieri di vivere la sua vita, a qualunque livello essa sia.
E' povero chi non accetta di vivere volentieri la sua vita, a qualunque livello essa sia
.

Oggi nebbia

La giornata è nebbiosa. Siamo a metà febbraio, e la primavera non si decide ancora ad arrivare. Si alternano giornate buone, in questo strano inverno, con clima dolce e sole, a improvvisi ritorni indietro, nebbia, vento e freddo, che si protraggono per decine di giorni.
Ma, bene o male, ci si sta avvicinando davvero alla primavera.

giovedì 10 febbraio 2011

I miei pensieri

Non vi parlerò di sport, ma solo dei miei pensieri. Un diario personale, aperto alla lettura ed anche al commento di tutti. Parleremo insieme delle cose più ovvie, ma anche di quelle più importanti: la società, i suoi difetti, come correggerli, come cercare di migliorare questo nostro mondo così difficile.
Mi guardo intorno e vedo tante cose sbagliate. Ma a sbagliare siamo tutti noi, e ciascuno di noi può fare qualcosa per migliorare l'orizzonte. Un piccolo passetto al giorno.
Vogliamo provarci?