A settembre, sul mio blog principale "Qui Lazio by Luigi Jadicicco", comincerà a comparire a puntate il primo mio vero romanzo di amore, di psicologia, di avventura e di analisi sociologica, piuttosto complesso. L'ho intitolato "La collana verde", ha un inizio misterioso e decisamente emozionante, ma poi si scioglie in un'analisi più serena e accattivante. Ho voluto mettere alla prova le mie capacità inventive con maggiore impegno, e credo ne sia risultato un lavoro importante e interessante. Da ora mi metterò alla caccia di un editore che sappia valorizzarne il contenuto.
Invito i lettori di tutti i miei blog (sono ben sette o forse otto...no, sono andato a contarli, e sono addirittura dodici!) a seguirmi con simpatia per tutte le oltre duecento puntate in cui il lavoro si svilupperà, e magari a darmene anche un giudizio spassionato.
Il mio pensiero nacque sul Vicolo Gaudente, in Acuto, tra una musica di Beethoven e un giornale radio di guerra. Per questo io cerco armonia e pace, inseguendole ovunque, per decenni e decenni, a Roma, poi sui Monti Prenestini, da Rocca di Cave, a Palestrina e a Cave, sempre in consonanza con la vita.
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martedì 13 agosto 2013
domenica 7 luglio 2013
Il papa dei poveri
L'amore di papa Francesco è rivolto ai poveri, agli infelici, ai diseredati. Non ama l'oro e le ricchezze. Ci dice di non seguire la via del denaro, che ci porta all'egoismo e a derubare gli altri. Nei poveri, Francesco vede le vittime di chi, invece di curarsi del prossimo, se può si mette a derubarlo senza scrupolo.
Francesco ci dice per quale via possiamo meritare la nostra felicità: amando gli altri. Con lui, siamo tornati al vero vangelo. E quando ci dice "buon pranzo" ha davanti a sé la visione di un mondo in cui ci sia posto a tavola per tutti, a cominciare da chi non può perché qualcuno gli ha sfilato il piatto davanti.
Francesco ci dice per quale via possiamo meritare la nostra felicità: amando gli altri. Con lui, siamo tornati al vero vangelo. E quando ci dice "buon pranzo" ha davanti a sé la visione di un mondo in cui ci sia posto a tavola per tutti, a cominciare da chi non può perché qualcuno gli ha sfilato il piatto davanti.
Patrizio, don Angelo, Pio, Nazzareno
Sono tornato ad Acuto, invitato da Patrizio Pilozzi nella sua "corte"di Colle Borano. C'era con lui il bravissimo don Angelo, suo fratello, che voleva rivedermi dopo lunghissimi anni e tanti ricordi in comune. Don Angelo, paciere per natura, è un umile sacerdote dalle grandi doti che nessuno ha saputo premiare meglio che lasciandolo parroco di Porciano, umile frazione di provincia sperduta fra le montagne di Ciociaria.
Ma lì don Angelo riesce benissimo nel suo vero compito, che è quello di salvare le anime e di proteggere i loro detentori dai mali della vita. Ma non riesce a portare pace in famiglia tra Patrizio e il fratello Pio, ex sindaco di Acuto, e suo figlio Nazzareno, addirittura salito al Parlamento italiano nelle file del Sel. Una vecchia ruggine, risalente al mancato progetto di Patrizio di fare a Colle Borano un centro sportivo di grande richiamo. Proprio il fratello Pio, allora sindaco di Acuto, fu colui che disse no, un no ribadito anche dal successivo sindaco, Nazzareno, figlio di Pio e nipote di Patrizio.
Un intreccio clamoroso, che riporta ai tempi di Caino e Abele, di Romolo e Remo. E nemmeno don Angelo riesce a metterci riparo. Ma chissà: col tempo, forse...Gutta cavat lapidem.
Ma lì don Angelo riesce benissimo nel suo vero compito, che è quello di salvare le anime e di proteggere i loro detentori dai mali della vita. Ma non riesce a portare pace in famiglia tra Patrizio e il fratello Pio, ex sindaco di Acuto, e suo figlio Nazzareno, addirittura salito al Parlamento italiano nelle file del Sel. Una vecchia ruggine, risalente al mancato progetto di Patrizio di fare a Colle Borano un centro sportivo di grande richiamo. Proprio il fratello Pio, allora sindaco di Acuto, fu colui che disse no, un no ribadito anche dal successivo sindaco, Nazzareno, figlio di Pio e nipote di Patrizio.
Un intreccio clamoroso, che riporta ai tempi di Caino e Abele, di Romolo e Remo. E nemmeno don Angelo riesce a metterci riparo. Ma chissà: col tempo, forse...Gutta cavat lapidem.
domenica 9 giugno 2013
Il nuovo papa
Il nuovo papa si chiama Francesco. Si richiama al santo di Assisi, il più grande dopo Gesù Cristo. Francesco amava la povertà, e a questa povertà il nuovo papa si ispira.
Va incontro alla gente. Va a visitare carcerati e malati. Ci dice che non dobbiamo stancarci di chiedere aiuto a Dio. E' un gesuita e qualcuno sospetta. Ma la sua natura è questa, e in Argentina ha vissuto la sua esperienza religiosa e sociale accanto a tanta povera gente. E' un esperto del mondo povero. E questo ci fa capire che ci vuole davvero bene e vuole l'amore della gente e fra la gente. Per questo crediamo che il suo sorriso e la sua azione giovane faranno del bene all'umanità.
Finisce sempre i suoi discorsi augurandoci buon pranzo. Si vede che è abituato a parlare a gente che il pranzo non sempre lo aveva pronto, come purtroppo ora accade sempre più spesso anche da noi.
Va incontro alla gente. Va a visitare carcerati e malati. Ci dice che non dobbiamo stancarci di chiedere aiuto a Dio. E' un gesuita e qualcuno sospetta. Ma la sua natura è questa, e in Argentina ha vissuto la sua esperienza religiosa e sociale accanto a tanta povera gente. E' un esperto del mondo povero. E questo ci fa capire che ci vuole davvero bene e vuole l'amore della gente e fra la gente. Per questo crediamo che il suo sorriso e la sua azione giovane faranno del bene all'umanità.
Finisce sempre i suoi discorsi augurandoci buon pranzo. Si vede che è abituato a parlare a gente che il pranzo non sempre lo aveva pronto, come purtroppo ora accade sempre più spesso anche da noi.
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