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lunedì 28 febbraio 2011

Le mie memorie

Sul mio blog "Qui Lazio", sto compiendo un'opera che credo interessante: la prosecuzione delle mie memorie giovanili, dopo quelle dell'infanzia che hanno dato vita al libro "Paese di Ciociaria", accolto con notevole interesse almeno nel mio paese di Acuto e fra i miei parenti e amici di Roma e provincia.
Le nuove memorie, che sicuramente fungeranno da stimolo per la nascita di un secondo volume, prendono il nome di "Anni di collegio", e man mano che le vado sviluppando mi accorgo quanto siano ricche d'interesse, di argomenti da approfondire, di temi importanti di carattere morale, psicologico e culturale. Sta rivivendo in me, quasi per miracolo, tutto un mondo sepolto sotto la cenere dell'indifferenza, ma per nulla cancellato nella mente, e pronto a riaffiorare miracolosamente intatto.
La memoria è un dono prezioso, che va coltivato e ravvivato come tale per averne utili insegnamenti altrimenti destinati ad andare perduti.

domenica 27 febbraio 2011

Uno scomodo inquilino

Gheddafi ha ancora mezzi sufficienti per farcela. Ha capito che deve farsi amico il popolo, ma non sa equilibrarsi nella scelta del come: raddoppiando lo stipendio a tutti (mamma mia che potere spaventoso: immaginate una cosa del genere in Italia magari limitandosi ai soli statali), oppure sparando a zero sulla folla degli oppositori.
Europa e America, dopo aver tentato invano per anni di addolcirlo, ora stanno facendo passi indietro - nemmeno tanto precipitosi - e minacciano ritorsioni e sanzioni.
Ci sembrano armi troppo poco efficaci nei riguardi di uno come Gheddafi. Questo vuol dire forse che ci si prepara a riaccettarne gradualmente la restaurazione totale.
Gheddafi resta per noi un inquilino estremamente scomodo, e fare i conti con uno così non è precisamente una cosa piacevole.
Il Mediterraneo è davvero come un condominio. Se tutti i condomini sono civili, ci si può vivere bene. Altrimenti, bisogna stare sempre col fucile puntato. Peccato: si era presentata l'occasione buona per prendere la decisione giusta.

sabato 26 febbraio 2011

L'animo del tiranno

Che cosa passerà nella mente a un uomo come Gheddafi?
Un uomo divenuto gradualmente simile a un Dio viene a ritrovarsi all'improvviso offeso e schiaffeggiato da gran parte dei suoi precedenti adoratori, e non riesce a capacitarsi. Dentro di lui passeranno orrende sensazioni di odio, di disprezzo, di furiosa vendetta: è il dio castigatore che regna all'interno del suo animo.
Gheddafi ha ancora grande potenza, ma soprattutto è disposto ad usarla in tutte le sue forme più incontrollate pur di riprendere il suo ruolo.
Ci saranno decine di migliaia di vittime. Questo per lui non conta nulla. Pur di tornare il Dio che era.
Non so se ci riuscirà. Il mio amore sincero per la democrazia mi fa sperare il contrario. Ma, comunque vada a finire, il contributo di vittime da pagare sull'altare del dio sarà incommensurabile.
A noi è stato detto che la vita di un uomo vale sempre la vita di un altro uomo. E la nostra religione è basata addirittura sull'idea che un Dio fatto uomo abbia voluto salvare sulla croce la vita di ognuno di noi. Ma quest'uomo si chiama redentore, e non si chiama tiranno.

venerdì 25 febbraio 2011

La Libia è la nostra anticamera

Mussolini la chiamava la quarta sponda. Tripoli, Misurata, Bengasi e Derna sono state per qualche anno delle province italiane. Poi sono accaduti eventi storici d'immensa portata, ma non possiamo dimenticare che la Libia è la nostra anticamera, e che ciò che accade in Libia ci riguarda strettamente.
Abbiamo provato a farci amico Gheddafi, che ci forniva un dieci per cento del nostro fabbisogno energetico. Ma un'amicizia così ci è costata molto cara, e non c'è stato mai un momento in cui abbiamo creduto di aver portato il dittatore libico alle soglie della democrazia.
Ora è il libero destino dei popoli quello che deciderà le sorti della Libia. L'unica nostra vera speranza è che essa si trasformi in una democrazia, ma anche nel caso migliore tutto ciò sta costando e costerà migliaia di vittime e una catena d'inaccettabili crudeltà.
Gheddafi, come Saddam Hussein,e a differenza di Mubarak, ha scelto il suo destino senza guardare in faccia né la realtà né l'evoluzione dei diritti umani. E' consapevole di ciò che gli toccherà, e per impedirlo è disposto a tutto.
Aspettiamo: che altro si può fare? Non ci si può schierare coi tiranni. Si può solo sperare che la libertà di un popolo trovi la sua strada.

giovedì 24 febbraio 2011

Nuova diplomazia

Nella speranza che, dai roghi di Tripoli ma anche di Tunisi e del Cairo escano fuori nuovi governi islamici meno aggressivi e massimalisti, i governi d'Europa, specialmente quello italiano che è il più contiguo e il più a rischio di massicce aperture neomigratorie, devono assumere atteggiamenti intelligenti e comprensivi.
Nessuna amicizia servile, nessun ammiccamento d'occhio, ma chiarezza d'idee, volontà di capire e di aiutare, per beneficio reciproco.
Il Mediterraneo è come una grande casa, che ospita i nostri servizi, a partire da quelli del gas e dell'elettricità, per finire con la possibilità di sviluppi positivi nel lavoro e negli investimenti. Se tutto questo cade, per una politica poco oculata, le conseguenze saranno terribili per tutti.
Amicizia e comprensione, una mano tesa: questo servirebbe, e non altro. Aiutati, che Dio, o Allah, o Jahvè, ti aiuta.

mercoledì 23 febbraio 2011

Mediterraneo agitato

Acque agitatissime, nel bacino del Mediterraneo.Da un po' di tempo non c'è pace. Prima la Grecia. Poi la Tunisia. Poi l'Egitto. Poi la Libia. Non c'è pace, né tra gli ulivi né tra i palmeti.
Ci sono democrazie che mostrano la corda, soprattutto economica, e ci sono regimi tirannici che stanno vivendo ore drammatiche sia per motivi economici che per motivi di libertà negata.
Egitto, Libia e Tunisia a ferro e fuoco, e pare che solo in Egitto le cose si possano aggiustare senza ulteriori drammi.
Questa sarebbe la via logica. Ma pare che Gheddafi non intenda seguire l'esempio di Mubarak e
scegliere la via dell'esilio, bensì arroccarsi a difesa del suo potere.
I cocci di ciò che si rompe va a finire che dovremo raccoglierli noi, italiani ed europei, con l'arrivo di altre centinaia di migliaia di emigranti. Speriamo che almeno serva a qualcosa.

martedì 22 febbraio 2011

C'è sparare e sparare

Mentre in altre parti del mondo, anche a noi vicinissime, si spara sulla folla e si uccidono persone a centinaia, da noi, come dice il sindaco di Firenze Matteo Renzi, il solo uomo della sinistra che bada ai fatti e non alle chiacchiere, si spara su Ruby e Berlusconi per peccati di seconda categoria.
L'Italia ha bisogno di tornare ai fatti, di smetterla con gli sgambetti e i dispettucci da quattro soldi. Per mesi e mesi si è impedito di fare politica, e questo la gente l'avverte e perciò non darà mai retta a chi nelle chiacchiere ci sguazza e si perde.
Smettiamola. Torniamo a governare. Problemi seri ne abbiamo ben altri. Non dobbiamo fare la fine dell'Egitto e della Libia, dove si spara sulla folla per la vera tirannia di chi non ha mai saputo governare democraticamente.

lunedì 21 febbraio 2011

Mio cugino romanista diceva...

Mio cugino romanista diceva: - Ma dove andate? Tanto a Natale state sotto di noi -
Era il 24 ottobre, la Lazio era prima a 19, la Roma dodicesima a 9.
Poi venne il derby, due rigori e la Roma vinse. La Roma era già a soli 7 punti.
Venne il 28 di novembre, la Lazio a 27, seconda, la Roma a 22, settima, a soli 5 punti.
Venne il 19 di dicembre, la Lazio sempre seconda, a 34, e la Roma quinta, a 29.
Ma era arrivato Natale, e la Roma ancora non ci aveva messo sotto.
Venne la Befana: la Lazio seconda a 34, la Roma quarta a 32: aiuto! stanno arrivando.
Arrivò il 23 gennaio: la Roma è terza a 38, la Lazio è quarta a 37. Ci hanno scavalcato:
il cugino aveva ragione!
Ma da allora un altro mese è passato: 21 febbraio, Lazio quarta a 48, Roma ottava a 39!
Che cosa è successo? In un solo mese, la Lazio ha recuperato ben dieci punti.
E allora, cugino, come la mettiamo? Tra il dire e il fare c'è di mezzo il pallone, che
è perfettamente rotondo.

domenica 20 febbraio 2011

Una vecchia canzone

A Sanremo ha vinto una bella vecchia canzone, quella di Roberto Vecchioni, che a quasi ottant'anni ancora chiede di amare.
Una canzone veramente bella, un desiderio veramente nobile e vivo: ma nulla, proprio nulla di nuovo. Sanremo non ha saputo esprimere nulla di nuovo, e quel poco che gli era riuscito (vedi Tricarico) è stato inesorabilmente bocciato dalla solita giuria miope.
Così, "tre colori", bianco-rosso-verde, sono diventati un colore solo: il grigio.
Il grigio di un'altra bella vecchia canzone, quella di Amanda, che è libera, sì, ma soltanto di morire. Con lei se ne va tutto il vecchio di una manifestazione che sa riconoscere solo vecchi ritmi, vecchi campioni ormai sfilacciati, e riesce a bocciare tutto quel che può avere un sapore nuovo, come Tricarico o la Tatangelo, entrambi bocciati due volte.
Già: vecchi campioni e vecchie giurie.
Così, a Sanremo, di nuovo c'è stato solo il contorno di Paolo e di Luca, di Eli e di Belen. E le giovanili papere di Gianni Morandi, rimasto all'epoca in cui andava "a prendere il latte".

sabato 19 febbraio 2011

aria pura

Spesso si ha bisogno di silenzio. Silenzio restauratore.
Il mondo urla, e nell'urlo non è facile captare e capire la voce giusta.
Quanti pretendono di possedere la verità e non si accorgono che non è la verità, ma solo una tangente.
Erriamo. E insistiamo nell'errore. La strada si allunga e ci porta sempre più lontano. Vorremmo fermarci e non ci riusciamo.
Bisogno di aria pura. Di un lungo silenzio restauratore.
E di riprendere poi, sperando che il sentiero imboccato stavolta sia quello della verità.



venerdì 18 febbraio 2011

L'esagerata rivincita di Al Bano

Una valanga di voti provenienti da ogni parte d'Italia, ma soprattutto dalla Puglia, ha consentito ad Al Bano, alias Albano Carrisi, di vincere il bellissimo trofeo della Canzone Storica dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
Così "Va pensiero" ( ma non è l'inno dei leghisti lombardi ?) ha battuto meravigliose canzoni come "Addio mia bella addio" di Luca Barbarossa, "L'italiano" di Tricarico, "O surdato 'nnammurato" di Roberto Vecchioni, e soprattutto l'emozionante "Il mio canto libero"di Lucio Battisti, eseguito in modo perfetto dalla sensibilissima Nathalie.
Non contento, Al Bano, con una analoga valanga di voti, ha eliminato nel recupero la sua corregionale Anna Oxa e raggiunto la finale della gara principale con la tristissima "Amanda è libera". L'altro posto è andato infine a una rinfrancata Anna Tatangelo, che con la contestata "Bastardo" ha eliminato facilmente la concorrenza di una spenta Patty Pravo, rimasta senza quel filo di voce che madre natura le ha dato.
Magistrale la ricostruzione storica dell'Inno di Mameli da parte di un Roberto Benigni asciutto e contenuto, e tuttavia irresistibile, specialmente quando ha voluto cantare da solo, senza alcun accompagnamento se non il suo cuore, le parole dell'Inno, imitato poco dopo, in modo altrettanto convincente e commovente, da un ispirato Gianni Morandi.

giovedì 17 febbraio 2011

Il mio canto libero

Le parole di Mogol, la musica di Lucio Battisti, la magica voce di Nathalie e la grande orchestra sanremese. Magia del "Mio canto libero", la canzone più bella ed emozionante che mai la musica leggera italiana abbia dato, degna di stare alla pari con "Imagine" dei Beatles.
Erano le 22 della serata di giovedì 17 febbraio, quando dal palcoscenico di Sanremo è scoccata una grande emozione.
Una grande canzone d'amore e di libertà, che coinvolge anche il modo di vivere e di pensare di chi vuol vivere un'esistenza sciolta dai vincoli della morale e dell'ipocrisia borghese.

Anche i "grandi" muoiono

Solo ieri ci lamentavamo che la giuria popolare del Festival avesse fatto fuori, fra tanti semianonimi cantanti, due vittime illustri, Anna Oxa e Anna Tatangelo, e quasi per consolarci, oltre che per smentirci, eccoti subito dopo altre due vittime illustri, le più illustri possibile: Patty Pravo e Albano.
Queste giurie, più che le canzoni e i cantanti, pare vogliano fare giustizia di epoche, epoche irrevocabilmente passate. Oxa, Pravo e Albano sono sicuramente generazioni passate che non tornano più. Resta inesplicabile solo l'ostracismo verso la giovanissima Anna Tatangelo, della quale forse si è voluto colpire l'arroganza di essere salita troppo in alto.
Dalla ciocia alla gloria la via è troppo grande. Le storie di Cicerone, di San Tommaso d'Aquino, di Gina Lollobrigida, di Marcello Mastroianni e di Nino Manfredi, tutti grandi ciociari, non ha insegnato niente a nessuno. Almeno a Sanremo o paralleli
simili.

mercoledì 16 febbraio 2011

Belle e invidiate

Anna Tatangelo (24) e Anna Oxa (49), forse le due artiste più grandi, senz'altro le più belle, hanno visto incredibilmente eliminate le loro due canzoni, "Bastardo" e "La mia anima d'uomo", significative sia come testo che come musicalità. Sono finite agli ultimi due posti dopo altre dodici canzoni, di cui alcune decisamente inascoltabili.
Rancore? Invidia? Dispetto? Per che cosa la giurìa popolare si ribella contro queste due brave artiste? Contro i loro caratteri difficili? E' sempre stato così per gli artisti più grandi.
Per le due "Anna" - che vuol dire perenne - non è finita, in quanto giovedì sera canteranno ancora una canzone storica (" Mamma" la Tatangelo, 'O sole mio la Oxa). Inoltre, le ultime due canzoni di stasera, più le due ultime di ieri sera, saranno ripescate, e due di esse verranno riammesse in gara.
Ci sono ancora delle possibilità, dunque. Ma l'astio della giuria popolare di Sanremo verso queste due artiste rimane inspiegabile. Strani sentimenti verso la bellissima ragazza ciociara e verso la stupenda donna pugliese di origini albanesi. Un sottofondo di razzismo, forse, contro chi ha saputo costruirsi una grande carriera con la forza della sua volontà.

martedì 15 febbraio 2011

Centesimi

Ci avete fatto caso? Da quando Francesco Totti si è messo a fare la pubblicità per la rivalutazione del centesimo, la Roma non vale più un centesimo.

Passata la festa, gabbato l'amore

Un proverbio assai famoso dice: passata la festa, gabbato lu santo.
San Valentino è appena passato. Oggi è il 15 di febbraio.
L'amore è già stato gabbato?

lunedì 14 febbraio 2011

Governo del dire, governo del fare

La sinistra italiana è stata quasi sempre magnifica nel dire, quasi mai altrettanto nel fare. La destra ha avuto forse programmi meno magniloquenti, ma è stata quasi sempre più aderente ai "fatti".
Berlusconi ha sempre "fatto" molto. Ma a furia di fare, ha finito con il fare male. Ora la sinistra lo prende d'assedio, e non essendo stata mai capace di batterlo per i fatti, sogna di batterlo per i misfatti.
Non so come andrà a finire. Tra il dire e il fare, c'è stato sempre di mezzo un mare.
Di guai.

domenica 13 febbraio 2011

La Lazio corsara: 2-0 a Brescia

Di calcio non vorrei parlare, su questo post: ma come fa, un laziale come me, a contenere la sua gioia dopo la vittoria di Brescia, con le reti di Gonzalez e di Kozak, due miei beniamini, e con il terzo posto in classifica ancora nelle nostre mani.
La Lazio sembrava in crisi, ma non lo era. Sono mancati solo i risultati. Ora tornerà la fiducia, e siccome i biancocelesti non saranno impegnati nelle Coppe Europee e gli avversari sì, la Lazio può giocare a nervi distesi e pensare anche un pochino allo scudetto.
Chi vivrà vedrà. A maggio mancano ancora tre mesi.

La solitudine del filosofo

Al mio paese, Acuto, c'è un filosofo, MAN, che scrive ogni domenica un manifesto, da oltre venti anni. Riflessioni e messaggi sociali di alta qualità. Ma il paese è piccolo, la gente in genere incolta, e così l'alto messaggio rimane disperso nell'aria.
Peccato. Se almeno uno di coscienza ascoltasse i suoi alti rimproveri, il suo lavoro d'intelligenza e d'impegno non andrebbe perduto.
Se ne sta in solitudine nel suo rifugio di Colle Borano, che avrebbe voluto trasformare in un centro efficiente di sport e di cultura, e è diventato almeno un centro agrituristico che in qualche modo fa bene ugualmente al paese.
Si accontenti, il filosofo Patrizio. Ha ricevuto sferzate da tutti, a partire dai fratelli.
Ma è destino dei filosofi essere amati da pochi.

sabato 12 febbraio 2011

Mubarak e Berlusconi

Mubarak ha governato 30 anni l'Egitto, ha messo da parte 70 miliardi di dollari, si è vergognato e se n'è andato (con tutto il malloppo). Berlusconi ha governato l'Italia per 20 anni, ha messo da parte un paio di mutande, si è vergognato, e ne ha comprato un altro paio.

E Mubarak se ne andò...

Così, Mubarak è andato via. Non ha resistito alle pressioni del popolo egiziano, e ha dovuto mollare le redini di un controllo duro e severo durato per trent'anni.
Il popolo egiziano chiede un governo più giusto e più mite. Chissà se glielo accorderanno. In questi momenti di transizione si può rischiare qualcosa che non sia proprio quella desiderata.
C'è stato sangue, per il mutamento di regime. Per fortuna non troppo. Il popolo egiziano ha dimostrato abbastanza civiltà. Tranne i banditi che hanno assaltato e distrutto i musei, mostrando disprezzo per la civiltà vera.
Ai governanti nuovi auguriamo di essere dalla parte della gente civile e non di quella barbara. Di evitare eccessi ed estremismi che sarebbero rimedi peggiori del male. E di garantire le frontiere e la pace in questo angolo di mondo - vedi contatti con gli ebrei - che è uno dei punti focali della nostra storia contemporanea.

Progetti

La mente è sempre giovane.Non si stanca mai di pensare e progettare. Accetta il ragionamento altrui e si corregge. Non è mai la stessa. Vaga alla ricerca di un "ubi consistam". Ogni tanto trova un punto fermo e si sente pronta a realizzare qualcosa.
Ho in mente un libro. Anzi, è già pronto. Realizzarlo,però, non dipende da me. Cerchi nel mondo un'altra isola in cui approdare. Solo allora potrai realizzarti e conquistare.
Tutto ciò costa fatica, speranza e fede.Se non hai queste tre cose, nulla si farà.

venerdì 11 febbraio 2011

Continenti perduti

So che non potrò mai vedere l'America. Ho 77 anni. Non sono ricco. I miei progetti non possono prevedere un volo così lungo. Così mi rassegno a non vedere mai l'America, che mi manca. Cristoforo Colombo la scoprì 518 anni fa, Amerigo Vespucci le diede il nome, milioni d'italiani vi hanno lavorato ed hanno contribuito a fare di essa una grande nazione.
La mia little Italy è nel mio cuore.

Gli immigrati

Cento anni fa, gli italiani immigravano in massa, specialmente in America, perchè da noi c'erano fame e disoccupazione.
Oggi in Italia ci sono milioni di immigrati, perchè nelle loro terre ci sono miseria e fame.
Però ci sono almeno due milioni d'italiani, specialmente tra i giovani, che sono completamente disoccupati e nella fame.
Come andrà a finire? Si annuncia una ripresa minima e lenta. Ci vorranno decenni per smaltire questa disoccupazione.
Però intorno vedo campagne abbandonate e si importano alimenti una volta prodotti da noi.
Fatalmente, bisognerà che i milioni di disoccupati tornino nelle campagne, italiani o immigrati che siano
.

Il mio paese è Acuto

Io vivo a Cave, in provincia di Roma. Però sono nato ad Acuto, bel paese della Ciociaria, dove sono vissuto fino a undici anni. Di questi anni dell'infanzia ho scritto un libro, "Paese di Ciociaria", "memorie di un bambino di dieci anni", dal 1940 al 1950, comprendenti un'analisi del fascismo, della guerra, delle sventure, della fame, della morte del padre, dell'arrivo degli alleati, dei tedeschi in ritirata, della lenta ripresa, dello spopolamento dei piccoli centri di montagna.Un'analisi attenta, ricca di sentimenti e di allegria malgrado il periodo così sfortunato.
Un bel libro, secondo me. Con un solo difetto: l'ho scritto io.

Ricchi e poveri

E' ricco chiunque accetti volentieri di vivere la sua vita, a qualunque livello essa sia.
E' povero chi non accetta di vivere volentieri la sua vita, a qualunque livello essa sia
.

Oggi nebbia

La giornata è nebbiosa. Siamo a metà febbraio, e la primavera non si decide ancora ad arrivare. Si alternano giornate buone, in questo strano inverno, con clima dolce e sole, a improvvisi ritorni indietro, nebbia, vento e freddo, che si protraggono per decine di giorni.
Ma, bene o male, ci si sta avvicinando davvero alla primavera.

giovedì 10 febbraio 2011

I miei pensieri

Non vi parlerò di sport, ma solo dei miei pensieri. Un diario personale, aperto alla lettura ed anche al commento di tutti. Parleremo insieme delle cose più ovvie, ma anche di quelle più importanti: la società, i suoi difetti, come correggerli, come cercare di migliorare questo nostro mondo così difficile.
Mi guardo intorno e vedo tante cose sbagliate. Ma a sbagliare siamo tutti noi, e ciascuno di noi può fare qualcosa per migliorare l'orizzonte. Un piccolo passetto al giorno.
Vogliamo provarci?