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giovedì 31 marzo 2011

Casinò

Il nostro premier Silvio Berlusconi, strappato un attimo da altri fastidiosi pensieri, ha deciso di recarsi a Lampedusa per portare soccorso alla popolazione locale e alla situazione penosa venuta a crearsi.
Non c'è sventura alla quale - fosse il terremoto dell'Aquila o l'angosciosa vicenda dell'immondizia di Napoli - il nostro numero uno non accorra a prestare il suo taumaturgico intervento, promettendo di risolvere tutto in poco tempo.
Ci sarà pure un po' di forzatura, ma non c'è dubbio che l'accorrere di Berlusconi sul luogo dei guai arrechi sollievo alle vittime. Sicuramente il deflusso dei tunisini da Lampedusa sarà affrettato al mille per mille, con poche grandi navi in arrivo. Ma quel che più stupisce è il corollario di altre idee con cui accompagna il suo intervento. Ora il Berlusca ha deciso che, per ripagare tutti i guai subìti dalla popolazione lampedusana, non solo vi comprerà una bella villa, ma vi istituirà anche uno dei pochissimi Casinò dello stato, per farvi rifiorire l'economia e il turismo.
Bella idea, e anche facile facile: trasformare un casino in Casinò.



mercoledì 30 marzo 2011

L'Europa per Lampedusa

Dio ha dato agli africani una comoda porticina per l'Europa: l'isola di Lampedusa. Lì possono approdare con facilità: peccato che sia poco più di uno scoglio, e se ci arrivano in cinquemila già si crea una calca insostenibile.
Non è Lampedusa, ma l'Italia, anzi tutta l'Europa unita che deve accogliere quel flusso di nordafricani,quasi tutti tunisini,alla ricerca di quel lavoro, di quella pace, di quell'avvenire a cui aspirano: ostacolarlo non sarà colpa della sola Italia, ma di tutta l'Europa, che potrà assorbirli con maggiore facilità regolarizzando il corso di questa vicenda.
Per ora l'Italia deve metterci il rifugio e l'accoglienza, ma poi dovrà essere l'Europa a dare lavoro e sostegno. Ciascuno faccia la sua parte.

martedì 29 marzo 2011

Nessuno vuol essere Lampedusa

Immaginate se uno dei nostri paesi dovesse subìre la stessa vicenda che sta subendo Lampedusa: un piccolo territorio che contiene appena cinquemila abitanti come Genazzano, che improvvisamente venisse assalito da migliaia e migliaia di nordafricani, algerini, tunisini, libici o anche eritrei, che si accalcassero nelle nostre belle campagne poveri e scalzi, affamati e disidratati, facendo scempio di vigne e frutteti, riempiendo di sporcizia i nostri prati e i nostri colli.
Chi avrebbe pietà di quei poveri profughi? I nostri amministratori avrebbero gli occhi fuori dalle orbite. Accuse al governo e a ogni tipo di amministrazione europea e locale. Sarebbe un grido di allarme generale, un'invocazione a intervenire per salvare il salvabile nel più breve tempo possibile: Il Lazio, l'Italia e l'Europa dovrebbero intervenire immediatamente.
Povera Lampedusa: il buon Dio l'ha piazzata lì, a poche miglia dalla costa africana. Ma anche i lampedusani hanno lo stesso diritto a vivere civilmente che hanno i profughi africani.

lunedì 28 marzo 2011

Nessuno vuole Gheddafi morto

E' forse bastata un po' di coerenza nello schieramento della Nato per far capire a Gheddafi quale sarebbe la soluzione più logica e meno cruenta della crisi libica: salvataggio dell'intera famiglia del despota tripolino, e trasferimento in uno stato amico, tipo la Siria, dell'intera tribù, accompagnata da un adeguato bagaglio finanziario che ne assicuri una agiata esistenza.
Tutto ciò è nettamente preferibile a una soluzione cruenta, con Gheddafi disposto a difendersi fino alla morte sua e di tutto il suo gruppo. Ormai, tramite internet, lo spirito della democrazia e il desiderio di libertà è penetrato in ogni nazione, e non c'è più tiranno che tenga e che regga alla forza trascinante della tecnologia moderna.
Pace. Pace nel Mediterraneo e nel mondo intero. E saggi programmi di progresso che non implichino più l'uso dell'energia nucleare.Questo sarebbe il vero progresso da tutti auspicato.
Forse siamo solo degli ingenui, ma è ciò che veramente desideriamo per il bene dell'umanità.

domenica 27 marzo 2011

La pista ciclabile da Cave a Fiuggi

Al posto dal tanto amato e odiato trenino della Roma-Fiuggi, oggi, almeno dalla festosa Cave fino alla bella cittadina termale ciociara, passando per magnifici paesi come Paliano, Serrone, Piglio e Acuto, è rimasta in piedi almeno una pista ciclabile, capace di sfruttare una parte delle splendide caratteristiche naturali di questa meravigliosa parte d'Italia.
Purtroppo mi giungono notizie, e in parte lo vedo anche di persona, che questa pista rischia a sua volta l'obsolescenza, per incuria di qualche amministratore che non si rende ben conto di questa nascosta ricchezza da sfruttare. Ci lasciamo cadere di mano occasioni di crescita come se fossero pezzi di carta straccia. Ben altra sorte meriterebbe quest'ultimo ricordo di qualcosa di bello che avevamo e che ci siamo lasciati sfuggire perchè qualche azienda doveva tentare il salvataggio dei suoi bilanci mandati alla malora per incuria. 
La Stefer-Acotral-Cotral o come altro vorremo chiamarla, è sempre stato un mostro che ha divorato se stessa. E l'eredità che ha lasciato non si è dimostrata niente di meglio.
Salviamo il salvabile.

sabato 26 marzo 2011

Coscienze di cartone

Fra tante tragedie vere, da Tokio a Tunisi a Tripoli facendo un salto per Lampedusa, c'è ancora chi ripropone la tragicommedia Ruby per scacciare dal suo sudato trono il nostro "tiranno" Berlusconi.
Ben altre sono le responsabilità che potremmo addossare al nostro leader, ma certa vecchia e ormai desueta sinistra italiana continua ad ammannirci la solita insalata per farci cogliere al volo l'occasione per sbarazzarci di "lui".
E' una campana che in questo momento ha un suono tremendamente ridicolo. Ed anche la violenza feroce di un Di Pietro assume tonalità assurde se si pensa ai reattori nucleari e alle carneficine di un tiranno che per difendere la sua tenda tribale si crede autorizzato a fare strage di avversari politici. Che fine farebbe un Di Pietro tripolino?
Per quanto tempo ancora potremo tollerare un Berlusconi colpevole di tante nequizie, ma democraticamente eletto con i voti degli italiani? Non vogliamo sopportarlo neanche più per i due anni restanti del suo mandato? Oppure si teme che possa lasciare il suo trono a Piersilvio, inventandosi una dittatura di stampo talebano?
Guardate con quanta dignitosa serenità regna ancora, ascoltata e onorata, in una Tokio a rischio nucleare, l'imperturbabile maestà dell'imperatore Akihito!
Da quelle parti non vegetano coscienze di cartone.

venerdì 25 marzo 2011

Aria di libertà?

In un bel servizio presentato da Anno Zero di Santoro, ha fatto sensazione la gioia profonda di alcuni profughi tunisini sbarcati a Lampedusa, i quali hanno gridato entusiasti: -Evviva, qui si respira aria di libertà, qui non ci sono gas asfissianti! -
Subito dopo, però, si sono viste le condizioni estremamente disumane in cui vengono a trovarsi questi profughi in un'isola piccolissima di poche migliaia di abitanti, ormai meno numerosi dei profughi stessi, e si è sentito il sindaco di Lampedusa strillare pieno di rabbia  e di odio contro il ministro della difesa La Russa che cercava di far capire come il governo italiano, pur mettendocela tutta, non riesce a far fronte a una situazione di cui deve incaricarsi l'Europa intera.
L'Europa, però, se la prende comoda, mentre l'Italia, che di guai ne ha già tanti, deve provvedere, e subito, pena la maledizione eterna dei lampedusani.Attualmente, a Lampedusa, stanno arrivando mille profughi al giorno e ne stanno uscendo solo 300. Al collasso manca poco o niente.

giovedì 24 marzo 2011

Lampedusa, la valvola dell'Africa

La bella isola di Lampedusa, così a mezza strada fra la Tunisia e l'Europa, è diventata un vero e proprio vulcano, terra di approdo di profughi e di naufraghi, di gente disperata che tenta la fuga dalla miseria, dalla sventura e dalla morte. Il guaio è che si tratta soltanto di una piccola isola, porto e rifugio delle disgrazie altrui. I profughi attualmente presenti sul suo territorio superano ormai gli abitanti dell'isola, che sono in tutto ottomila.
Le strutture di ospitalità non reggono, sono assolutamente inadeguate, i naufraghi siedono e dormono all'aperto. L'Africa, e non solo con i tunisini, ha bisogno di una valvola di sfogo, ma né
Lampedusa da sola, nè l'Italia da sola, sono in grado di reggere quella forza d'urto. L'Europa lo sa e ha promesso d'intervenire. Ma l'intervento deve essere rapido, concreto e immediato, la soluzione non può essere rimandata alle calende greche, altrimenti la situazione diventa esplosiva e irreparabile.

mercoledì 23 marzo 2011

Una disgrazia scaccia l'altra

Ogni pochi giorni, nel nostro piccolo o nel nostro grande, una paurosa sventura si affretta a cancellare la sventura precedente. Prima lo si è visto in una serie di brutti delitti a sfondo sessuale, ma con grandissima risonanza sociale. Per giorni e giorni il tamburo ha battuto su una nota sola, ma all'improvviso la nota è cambiata e tutti ci siamo dimenticati della precedente. Da Sarah a Yara.
Poi è venuta la grave vicenda di Mubarak in Egitto, e per giorni non si è parlato d'altro. Finché in Giappone non sono sopraggiunti un terremoto e uno tsunami da toglierci il respiro, la pace e quasi la speranza.
Ora Gheddafi. Una vicenda amara, che sa di barbarie in pieno Duemila. Tiranni così c'erano soltanto nell'antichità. L'Europa e il Mondo moderno sembrano inadeguati a provvedere.
Sventure che si accavallano. In Italia avevamo cominciato da qualche mese con un altro tipo di calamità, che stava sul punto di travolgere la situazione politica. Ma poi si è succeduta una serie di fatti ancora più gravi che quasi ce l'ha fatta dimenticare.



martedì 22 marzo 2011

Dove la democrazia è un optional...

La Libia è uno di quei paesi al mondo dove la democrazia è un optional. Si alza al mattino un signor Gheddafi e stabilisce tutte le regole secondo le quali un'intera nazione si deve comportare. A milioni e milioni di persone non è dato neanche per un momento di ragionare di testa propria e di assaporare quella cosa stupenda che è la libertà personale e sociale.
Un giorno questo paese, con un atto di forza incredibile, si ribella. Il tiranno tentenna. Il mondo civile, intorno, avrebbe l'occasione per decidere tutto in gran fretta, ma non ci riesce, l'Onu non è composta da un solo individuo ma da tante opinioni contrastanti. La grande occasione sfuma. Il tiranno torna a respirare, aumenta il suo quoziente di crudeltà, minaccia tutto il mondo. Colui che era disposto a fuggire portandosi dietro le sue ricchezze abusive ora non ha più paura di nessuno, minaccia  tutti e giura a ognuno di fargliela pagare.
Ora il mondo civile strilla, vorrebbe essere altrettanto crudele, ma non ce la fa. L'occasione giusta è andata perduta.



lunedì 21 marzo 2011

I bamboccioni

Una figura sociale tipica del nostro tempo è sicuramente il bamboccione, in tempi meno feroci definito pacificamente "figlio di papà".
Oggi il bamboccione emerge quasi come una figura minacciosa, che non promette niente di buono. Ha trent'anni e più, una laurea o minimo minimo un diploma di studi superiori, ha perfino una qualifica o una specializzazione, ma purtroppo non ha un lavoro.
Nessuno s'incarica più di lui. Molti si vergognano a raccomandarlo a qualcuno, perchè tanto non serve a niente. Posti di lavoro non ce ne sono, a meno che non si voglia tornare a un'agricoltura rudimentale. 
I genitori si rassegnano a vederli gironzolare a vuoto, anzi devono foraggiarli con piccole "paghette" che, divenute un impegno regolare, finiscono per pesare assai sul bilancio familiare, specialmente se i bamboccioni, in casa, sono due o tre. Se in famiglia si fanno debiti, spesso lo si deve ai bamboccioni, che non solo non ti danno una mano,ma anzi te la tolgono.
Chi ci salverà da questa piaga? I tempi sono duri e si prevede una stagione lunghissima.
Ci dicono che la disoccupazione sta pian piano diminuendo. Ma quanti decenni ci vorranno perchè la tremenda figura del bamboccione scompaia?

domenica 20 marzo 2011

Rimedi al disastro

Con grande umiltà, l'imperatore del Giappone Akihito, e con lui tutto il suo popolo, ha chiesto aiuto agli Stati Uniti contro il pericolo della centrale nucleare di Fukushima. Chi ha maggiori disponibilità di conoscenze e di mezzi deve concorrere direttamente per la salvezza dell'umanità in pericolo a causa delle  radiazioni nucleari.
I giapponesi sembrano anche voler ricordare agli americani che sono stati loro, a Hiroshima e Nagasaki, ad aprire questo scenario spettrale di rovina e di morte. Da allora siamo riusciti a rimetterci tutti in piedi, sia pure con una scia incaccellabile di sofferenza. Ora tocca a loro rimediare. Terremoto e tsunami, purtroppo, non sono colpa degli uomini, e contro la tirannia della natura dobbiamo allearci tutti.
Speriamo che l'esempio valga per tutti e per sempre, e che anche stavolta la solidarietà umana prevalga sulla violenza del male, da qualunque parte essa venga.

sabato 19 marzo 2011

Tempestività

Ora America, e Onu, e Comunità Europea, e Nato, e singole nazioni europee come la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e l'Italia, vogliono tutte intervenire contro Gheddafi. Ma è ormai troppo tardi, e qualunque risultato si ottenga sarà molto inferiore e molto più sanguinoso di quello che si sarebbe potuto ottenere intervendo a tempo giusto, magari soltanto dieci giorni fa.
A inizio marzo si sarebbe potuto aiutare gli insorti in modo molto più efficace, e tutta la Libia sembrava decisa a scrollarsi di dosso il tiranno. Ma ora Gheddafi ha ripreso piede, ha ritrovato la sua forza prepotente, e da coniglio impaurito è ridiventato leone. Di chi è la colpa?
Ora sono gli insorti ad aver paura delle bombe e degli aerei di Gheddafi scatenato all'offensiva. Potevano bastare poche incursioni dei nostri a far fuori il despota tripolino. Ora, o sei costretto a confermarlo, oppure per cacciarlo dovrai essere mille volte più crudele e pronto alla strage.


venerdì 18 marzo 2011

L'amara via del nucleare

Gli Stati Uniti, con la loro tecnologia, stanno cercando di dare una mano al Giappone per guarire dalle sue recentissime piaghe, soprattutto quella del nucleare: da Fukushima continuano ad arrivare notizie preoccupanti, e sicuramente non a tutto potrà essere posto rimedio. Contaminazione e morte stanno seminando le loro vittime senza che l'uomo, stavolta autore dei suoi stessi mali, possa farci nulla.
Ripensamento: questa sembra essere la parola d'ordine di fronte all'incombente pericolo del nucleare.
Gli scienziati ci dicono che esso è enormemente più economico delle altre fonti di energia, ma ci dicono anche che ai suoi danni non c'è rimedio. Resta poi il problema mai risolto delle scorie nucleari.
Se vogliamo pensare davvero al nostro avvenire, le nazioni che più hanno speso nell'energia dell'atomo ora debbono dare una frenata, e quelle, come l'Italia, che ancora sono alla rincorsa, forse devono benedire Dio per la loro lentezza. Forse è Dio che lo vuole.
E comunque i danni di Fukushima debbono ancora arrivare da noi, speriamo attenuati il più possibile.




giovedì 17 marzo 2011

Rivoluzione mancata

Ci resterà per sempre un grosso rammarico, quando rivedremo Gheddafi riprendere in pieno il suo potere dispotico sulla Libia: soprattutto l'Italia e l'Europa, ma anche la Nato e gli USA, hanno mancato una grande occasione per restituire al popolo libico la sua libertà, una libertà del resto che non ha mai conosciuto.
I ribelli di Bengasi sono stati lasciati quasi soli a se stessi, facile preda della rivincita di Gheddafi. A questo gran signore abbiamo lasciato, oltretutto, il diritto di sentirsi da noi poco amato, e soltanto perchè non abbiamo avuto quel minimo di forza per essere coerenti.
Siamo per la libertà oppure no? Oppure ci riguarda solo la nostra libertà? Ora, per altri due decenni, ci toccherà fare i conti con un tiranno ancora più incontrollabile nella sua voglia di vendicarsi e nel suo desiderio di farcela pagare cara.
E cara la pagheremo. 

mercoledì 16 marzo 2011

Ripensamento sul nucleare

 Anche una nazione organizzatissima e tecnicamente avanzata come il Giappone ha dovuto fare i conti con le forze scatenate della natura, proprio come pensava Giacomo Leopardi duecento anni fa, indiduando in essa la nostra grande nemica.
Il Giappone ha resistito a tutto, ma non ha potuto resistere alle insidie profonde portate alle sue centrali nucleari, che forse non saranno le più avanzate del mondo, ma non si può dire siano alla mercé di un qualunque grande evento naturale.
Esplosioni e fughe di materiale radioattivo stanno spaventando il mondo. La Germania ha dato un alt immediato ai suoi programmi nucleari, e anche l'Italia, dopo aver affermato di voler continuare decisa sulla via di un nucleare sicuro al mille per mille, ora esprime perplessità e almeno il desiderio di una seria riflessione.
Pensiamoci bene. Il progresso è una gran bella cosa, ma la Vita è l'unica cosa veramente bella che Dio ha dato agli uomini di ogni fede e di ogni idea politica.

martedì 15 marzo 2011

Ricostruzione

Comincia per i giapponesi quella fase di ricostruzione di cui, insieme ad altri pochi popoli, si sono dimostrati maestri. Ancora, sotto le macerie, sono da estrarre centinaia e migliaia di cadaveri, ma i giapponesi sono maestri anche del dolore, nel senso che riescono a controllarlo in maniera severa e dignitosa perchè al dolore educati da secoli.
La tecnica ricostruttiva dei giapponesi è unica, in quanto prevede uso di materiali leggeri e malleabili, con innovazioni tecniche incredibili già alle fondamenta degli edifici.
Si hanno precedenti miracolosi di ripresa economica anche dopo gravi calamità recenti. Anzi, di solito, la sventura è stata occasione di rilancio e di superamento.
Noi europei e occidentali in generale stiamo aspettando questo genere di miracolo dai giapponesi, ma dobbiamo fornire loro anche l'assistenza necessaria per facilitare il loro compito, perché poi i benefici saranno indubbiamente anche nostri.







lunedì 14 marzo 2011

Le centrali nucleari

Fa male al cuore il fatto che la conclamata sicurezza delle centrali nucleari non sia affatto tale.
Basta che la natura, come spesso fa, si muova un poco nelle sue infinite possibilità di variazione, ed ecco un terremoto, uno tsunami sconvolgere tutto e mettere tutto in pericolo. Non è bastata l'esperienza amara di Cernobyl per capire che sarà sempre così.
Insistere sul nucleare? Pare sia indispensabile. Se si vuole continuare in un rapido progresso. Ma poi pagheremo le conseguenze, lentamente e inesorabilmente, con la nostra salute.
Fermarci un momento? Tornare indietro? I saggi lo chiedono. Lo hanno sempre chiesto. Ma nessuno li ascolta, e nessuno li ascolterà neanche stavolta.

domenica 13 marzo 2011

Ammirevole disciplina

Mi stupisce la grande disciplina, il naturale autocontrollo, la semplicità e naturalezza con cui il popolo giapponese ha accolto la grande sventura che lo ha colpito, reagendo già il giorno successivo, rimettendo a posto tutto quello che era possibile rimediare senza interventi dall'alto.
Loro sono abituati ai terremoti, ma non allo tsunami. Anche ai danni più vistosi si sta cercando di porre rimedio con mezzi propri, con disciplina e amore per l'ordine davvero esemplari per noi popoli mediterranei, arruffoni e svogliati.
Questa antica civiltà dell'ordine e dell'amore per la pulizia ha radici profonde nella natura di questo popolo, di cui ammiriamo la capacità di rimettersi in piedi senza gridare alla sventura. Abbiamo visto bambini comportarsi con maturità e autocontrollo nei momenti più duri del terremoto. Siamo convinti che si sapranno ricostruire in tempi record e con assai meno spese rispetto a noi, pur introducendo quelle meravigliose strutture antisisma che sono stati in grado di realizzare.
I giapponesi imparano presto, hanno gli occhi aperti, raggiungono risultati impensabili in brevissimo tempo. Frutto di una civiltà contemplatica e profondamente educata che noi vorremmo tanto possedere, anche se per l'arte e la fantasia loro sono i primi ad ammirare e copiare noi.

sabato 12 marzo 2011

Povere formiche

Una nazione civilissima e progredita come il Giappone, di fronte allo scatenarsi della Natura con un terremoto e uno tsunami di terribili proporzioni, ci dà l'esatta immagine di quel che in fondo noi uomini siamo: povere formiche abbandonate alla sorte e a qualsiasi spirare di vento.
Vittime a migliaia, pericoli creati con le nostre stesse mani come quello delle centrali nucleari: quale difesa mai possiamo contrapporre?
Soltanto la capacità di accettare la sventura, di correggere eventualmente i nostri errori, e di ricominciare da capo. Fino alla prossima volta.
Terremoti e tsunami sono padroni della nostra vita. Noi mediterranei, un po' più fortunati, abbiamo tuttavia anche i nostri terremoti, e qualche tsunami sappiamo procurarcelo con la stessa nostra cattiva volontà.
Non siamo immuni, ricordiamolo. Gheddafi insegna, l'Afghanistan ce lo ricorda. Povere formiche muoiono senza loro volontà, ma per volontà di altri uomini che si ritengono voluti dal destino.

venerdì 11 marzo 2011

Le raccomandazioni

Qualcosa che cordialmente odio, nella vita sociale, sono le raccomandazioni. Sono esse che stravolgono i sani principi di giustizia, che forniscono modo di vivere e di ramificare agli immeritevoli, che fanno piangere lacrime amare alla gente che ha sudato per prepararsi culturalmente e tecnicamente alla vita.
Quanta gente conosco che...no, no, non voglio finire questa frase. Ma quanta gente, nel pubblico impiego particolarmente, ha finito per significare voglia di far niente regolarmente premiata e rispettata. Intere gerarchie di fannulloni, magari compensate da pochissimi grandi lavoratori forniti di coscienza.
Nelle scuole superiori, qualche anno fa, furono istituite delle gratifiche per i lavoratori più bravi. Ma, ovviamente, a stabilire chi fossero i più bravi erano chiamati i meno bravi. Ingiustizia su ingiustizia. Io chiedevo che quella gratifica fosse almeno distribuita in modo univoco a tutti.
Mi accorgo di avere gli stessi pensieri del ministro Brunetta. E che purtroppo neanche Brunetta, con tutta la sua buona volontà, riuscirà a raddrizzare la coscienza degli italiani.

giovedì 10 marzo 2011

Dare ed avere

Tutti diciamo: è molto più bello donare che ricevere.
Si ha più gioia nel vedere che altri gioiscono grazie a un nostro gesto, che non gioire perchè ci è stato fatto un dono. Presto questo dono a noi fatto perderà tutto il suo valore, mentre ai nostri occhi resterà bello vedere che qualcuno, oggi, è andato un po' più avanti nella vita grazie a un nostro gesto di amicizia o di amore.
Il Vangelo ci aiuta a pensare in questo modo, ma anche la stessa vita. Se un povero esce dalla sua povertà perché noi lo abbiamo aiutato, il suo salire un gradino farà salire un po' anche noi. Pensiamo a un popolo progredito che aiuta un popolo sottosviluppato a progredire.
Che ne abbiamo avuto noi in cambio? Forse niente, o forse qualcosa: quello stringere una mano che ci fa sentire entrambi più forti.

mercoledì 9 marzo 2011

Gratitudine e ingratitudine

Nella vita, si può dire ogni giorno, facciamo cose di cui dovremmo in qualche modo essere grati a qualcuno.
Purtroppo il sentimento della gratitudine è un fenomeno raro: non vorremmo mai dover dire grazie a qualcuno, mentre ci piacerebbe tanto che qualcuno fosse grato a noi.
In questo, usiamo una bilancia in cui il piatto dei nostri meriti è sempre il più pesante, e il piatto degli altri sempre più leggero.
Mi ricorda quella favola antica, di Fedro, che dice: "Giove ha dato a ciascuno di noi due bisacce: una, piena dei difetti altrui, la teniamo sempre davanti ai nostri occhi, mentre l'altra, quella dei nostri difetti, la portiamo costantemente dietro le spalle e non la vediamo".
Ma anche Gesù, nel Vangelo, aveva parlato della pagliuzza dei nostri difetti e della trave dei difetti altrui: i difetti degli altri sappiamo ben riconoscerli, mentre a quelli nostri concediamo volentieri il perdono e la dimenticanza.
In politica, non è forse vera la stessa cosa?

martedì 8 marzo 2011

Oggi o domani?

Che devono fare, i genitori, per garantire l'avvenire dei figli? Il momento è duro, la disoccupazione esorbita, il rilancio è lontano.
Se un padre deve pensare ai suoi figli, conviene coprirsi le spalle spendendo il minimo, oppure conviene sbilanciarsi per far sì che ai figli non manchi al momento la capacità di migliorarsi e di espandersi, in modo che siano essi a garantirsi, nell'ambito del possibile, il migliore domani?
Ci sembra questa seconda ipotesi quella più idonea a permettere il progresso dei giovani.
Uno stato, altrettanto, non deve - se può - limitarsi ai tagli ed alle economie, capaci di mantenere almeno l'uovo oggi, ma deve saper compiere il miracolo di aperture finanziarie - esempio grandi opere pubbliche - idonee a indirizzare il futuro verso un'espansione e un progresso costosi quanto si voglia, ma indispensabili se si intende assicurare continuità nella crescita ampliando la base di rilancio.
E tu, giovane, lànciati verso una dinamica volontà di crescita, non chiudendoti nell'ottica miope dell'uovo oggi.

lunedì 7 marzo 2011

I figli di oggi

Noi figli degli anni Trenta o Quaranta eravamo abituati ad obbedire a una generazione di padri abituata a comandare.
I nostri figli sono venuti su come una generazione libera, libera di obbedire oppure no, libera piuttosto di comandare a una generazione di padri abituata ad obbedire.
Che salto generazionale! E' arrivato il benessere, e con esso la libertà, ma solo per i nostri figli, di trasgredire e di conoscere mondi artificiali, ovattati e irreali. Generazione di bamboccioni, inabili di fronte a una realtà che all'improvviso si è rivelata cruda e selettiva all'inverosimile.
Oggi soffrono i figli di questa generazione, ma anche i padri abituati ad obbedire e incapaci di farsi obbedire, soprattutto di farsi rispettare da una realtà sociale non voluta da nessuno e arrivata come una cappa di piombo.
Speriamo che ci sia agio, per questa generazione nuova, di maturare una coscienza...consapevole.

domenica 6 marzo 2011

Vita di paese

E' bello vivere in paese, per una persona anziana. Non si hanno più grandi necessità, bisogni di evasione, di distensione.
Si esce di casa, ed è già una festa. Ci si conosce tutti, o quasi, si ha la possibilità d'intrecciare un dialogo quasi con tutti, giovani e anziani, uomini e donne.
Un paese di solito è ricco di panchine, e quando il tempo è bello questa è già una ricchezza. A Cave c'è il piazzale della Stazione, oggi Nassirìa, dove ci sono panchine al sole e panchine all'ombra, c'è posto per tutti e si può scegliere liberamente.
Gruppetti di vecchi amici che ricordano il passato senza dimenticare il presente.
Al Caffè del Gatto Nero c'è poi un folto gruppetto di ragazzi che parlano di donne, di sport e di avvenire, bello anche se c'è tanta disoccupazione.
Il vecchio vede passare tutto questo davanti ai suoi occhi, e basta un bagno di queste piccole cose, per un'oretta, a fargli amare la vita.

sabato 5 marzo 2011

Un mondo in pace

Quanto sarebbe bello un mondo in pace, in cui tutti avrebbero da guadagnare! Un Gheddafi che andasse a godersi in qualche stato dell'Africa centrale la sua meritata e straricca pensione toglierebbe a tutto il bacino mediterraneo ansie e problemi, restituendoci la benzina a prezzi equi e le speranze di ripresa della nostra economia.
Ma ci sono altri Gheddafi nel mondo, che dovrebbero fare il piacere di accomodarsi in luoghi meno impegnativi. Tutti gli assurdi fondamentalismi dovrebbero dar luogo a idee di pace, anche per constatare che davvero nel modo non c'è un'idea di sfruttamento e di supremazia, con un Obama al potere della massima potenza mondiale.
Obama strumento di pace. Ideale per l'incontro dei due mondi in contrasto.
Certo, restano altri problemi che vengono dalla Cina e dall'India. Ma sembra si possano discutere su basi più ragionevoli.
Cominciamo perciò a fare altrove dei piccoli passi di distensione e di pace.

venerdì 4 marzo 2011

Tutti compatti: Gheddafi, vattene!

Una volta tanto, destra o sinistra, in Italia siamo tutti compatti: questo è il momento giusto per cercare di mandare via da Tripoli il tiranno Gheddafi.
Anche la sinistra, ieri sera per bocca di Bersani ad "Anno zero", si è espressa vigorosamente - una volta tanto! - a favore di un intervento deciso di tutto l'Occidente, Unione Europea, Stati Uniti e Onu, per agevolare la fuoruscita indolore del nostro vicino di casa così fastidioso e indisciplinato.
La Libia deve essere conquistata dalla vera democrazia, prima che cada preda dell'integralismo islamico, o da parte d'infiltrati tra i ribelli, o da parte di un Gheddafi restaurato e quindi più pericoloso.
Questa occasione non deve essere lasciata passare. L'Italia, per prima in Europa, è investita in pieno da questo grave problema, da cui dipende anche la ripresa o la ricaduta della nostra economia continentale. Occorre perciò quella concordia che finora è stata dispersa al vento per motivi banali.

giovedì 3 marzo 2011

Bravissimo Luca

Se mi posso permettere il lusso, da un anno a questa parte, di gestire un blog - anzi, ora sono addirittura due - lo debbo al mio giovane figlio Luca. Lui si è fatta una così grande esperienza di computer da riuscire a compiere miracoli, nulla sfugge alle sue conoscenze e alle sue competenze, già quattro anni fa, quando ne aveva venti, lo chiamarono a Roma a riparare dei computer andati a male ad alcuni clienti di un grande negozio-magazzino guadagnandosi i primi soldarelli.
Luca mi ha insegnato quel poco che so e mi guida e mi corregge continuamente per quel tanto che non so.
Grazie a lui, dopo tantissimi anni, ho ripreso a scrivere e a ritrovare la mia vecchia e mai sopita passione di fare il giornalista e lo scrittore.
Grazie a lui ho pubblicato un libro, sono in trattative per pubblicarne un altro e ne sto già componendo un terzo.
Alla mia età -77 - che cosa voglio di più?

mercoledì 2 marzo 2011

A nemico che fugge, ponti d'oro

Sarà difficile risolvere la questione libica. L'occidente - e non solo - è tutto d'accordo: se ne vada da Tripoli, finché è in tempo, e finché i ribelli gliene lasciano ancora, Gheddafi, i suoi figli e la cerchia dei suoi parenti ed amici. Possono salvare addirittura una gran parte del loro patrimonio, e andare a vivere altrove, in qualcuno dei pochi paesi disposti ad ospitarli.
Magari il drammatico problema si risolvesse così, alla Mubarak. Ma Gheddafi é fatto di altra pasta, ed è convinto ancora di poter raddrizzare la situazione a suo vantaggio, almeno in parte.
Onu, Stati Uniti e Unione Europea sono disposti a favorirlo nella decisione di un suo ritiro volontario. Ma Gheddafi è un duro e preferisce una soluzione drammatica.
Che Allah lo illumini, se ci crede ancora.

martedì 1 marzo 2011

Il derby decapitato

Tra due domeniche ritorna il derby.
Fino a poche settimane fa, sembrava un derby da scudetto, o quasi. Lazio lanciata e Roma rilanciata. Poi non si sa che cosa sia successo, ma le carte si sono rovesciate. Ora la Roma si ritrova nelle mani di Montella, e sta cercando anche mani americane per risollevare le sue sorti sociali, mentre la Lazio, a Cagliari, ha smarrito all'improvviso la sua baldanza e la sensazione di essere sulla via giusta.
Qua ci suole una sveglia, ragazzi, e di quelle solenni! Altrimenti, altro che scudetto, ormai lontanissimo: ma va a finire che neanche la Champions League, cioè una degna consolazione.
Milan Inter Napoli Udinese sembrano troppo forti per noi: ma una o due dobbiamo riacchiapparle, in questi ultimi undici turni di campionato! E il derby può essere un'ottima occasione di rilancio.