Fa male al cuore il fatto che la conclamata sicurezza delle centrali nucleari non sia affatto tale.
Basta che la natura, come spesso fa, si muova un poco nelle sue infinite possibilità di variazione, ed ecco un terremoto, uno tsunami sconvolgere tutto e mettere tutto in pericolo. Non è bastata l'esperienza amara di Cernobyl per capire che sarà sempre così.
Insistere sul nucleare? Pare sia indispensabile. Se si vuole continuare in un rapido progresso. Ma poi pagheremo le conseguenze, lentamente e inesorabilmente, con la nostra salute.
Fermarci un momento? Tornare indietro? I saggi lo chiedono. Lo hanno sempre chiesto. Ma nessuno li ascolta, e nessuno li ascolterà neanche stavolta.
Il mio pensiero nacque sul Vicolo Gaudente, in Acuto, tra una musica di Beethoven e un giornale radio di guerra. Per questo io cerco armonia e pace, inseguendole ovunque, per decenni e decenni, a Roma, poi sui Monti Prenestini, da Rocca di Cave, a Palestrina e a Cave, sempre in consonanza con la vita.
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lunedì 14 marzo 2011
domenica 13 marzo 2011
Ammirevole disciplina
Mi stupisce la grande disciplina, il naturale autocontrollo, la semplicità e naturalezza con cui il popolo giapponese ha accolto la grande sventura che lo ha colpito, reagendo già il giorno successivo, rimettendo a posto tutto quello che era possibile rimediare senza interventi dall'alto.
Loro sono abituati ai terremoti, ma non allo tsunami. Anche ai danni più vistosi si sta cercando di porre rimedio con mezzi propri, con disciplina e amore per l'ordine davvero esemplari per noi popoli mediterranei, arruffoni e svogliati.
Questa antica civiltà dell'ordine e dell'amore per la pulizia ha radici profonde nella natura di questo popolo, di cui ammiriamo la capacità di rimettersi in piedi senza gridare alla sventura. Abbiamo visto bambini comportarsi con maturità e autocontrollo nei momenti più duri del terremoto. Siamo convinti che si sapranno ricostruire in tempi record e con assai meno spese rispetto a noi, pur introducendo quelle meravigliose strutture antisisma che sono stati in grado di realizzare.
I giapponesi imparano presto, hanno gli occhi aperti, raggiungono risultati impensabili in brevissimo tempo. Frutto di una civiltà contemplatica e profondamente educata che noi vorremmo tanto possedere, anche se per l'arte e la fantasia loro sono i primi ad ammirare e copiare noi.
Loro sono abituati ai terremoti, ma non allo tsunami. Anche ai danni più vistosi si sta cercando di porre rimedio con mezzi propri, con disciplina e amore per l'ordine davvero esemplari per noi popoli mediterranei, arruffoni e svogliati.
Questa antica civiltà dell'ordine e dell'amore per la pulizia ha radici profonde nella natura di questo popolo, di cui ammiriamo la capacità di rimettersi in piedi senza gridare alla sventura. Abbiamo visto bambini comportarsi con maturità e autocontrollo nei momenti più duri del terremoto. Siamo convinti che si sapranno ricostruire in tempi record e con assai meno spese rispetto a noi, pur introducendo quelle meravigliose strutture antisisma che sono stati in grado di realizzare.
I giapponesi imparano presto, hanno gli occhi aperti, raggiungono risultati impensabili in brevissimo tempo. Frutto di una civiltà contemplatica e profondamente educata che noi vorremmo tanto possedere, anche se per l'arte e la fantasia loro sono i primi ad ammirare e copiare noi.
sabato 12 marzo 2011
Povere formiche
Una nazione civilissima e progredita come il Giappone, di fronte allo scatenarsi della Natura con un terremoto e uno tsunami di terribili proporzioni, ci dà l'esatta immagine di quel che in fondo noi uomini siamo: povere formiche abbandonate alla sorte e a qualsiasi spirare di vento.
Vittime a migliaia, pericoli creati con le nostre stesse mani come quello delle centrali nucleari: quale difesa mai possiamo contrapporre?
Soltanto la capacità di accettare la sventura, di correggere eventualmente i nostri errori, e di ricominciare da capo. Fino alla prossima volta.
Terremoti e tsunami sono padroni della nostra vita. Noi mediterranei, un po' più fortunati, abbiamo tuttavia anche i nostri terremoti, e qualche tsunami sappiamo procurarcelo con la stessa nostra cattiva volontà.
Non siamo immuni, ricordiamolo. Gheddafi insegna, l'Afghanistan ce lo ricorda. Povere formiche muoiono senza loro volontà, ma per volontà di altri uomini che si ritengono voluti dal destino.
Vittime a migliaia, pericoli creati con le nostre stesse mani come quello delle centrali nucleari: quale difesa mai possiamo contrapporre?
Soltanto la capacità di accettare la sventura, di correggere eventualmente i nostri errori, e di ricominciare da capo. Fino alla prossima volta.
Terremoti e tsunami sono padroni della nostra vita. Noi mediterranei, un po' più fortunati, abbiamo tuttavia anche i nostri terremoti, e qualche tsunami sappiamo procurarcelo con la stessa nostra cattiva volontà.
Non siamo immuni, ricordiamolo. Gheddafi insegna, l'Afghanistan ce lo ricorda. Povere formiche muoiono senza loro volontà, ma per volontà di altri uomini che si ritengono voluti dal destino.
venerdì 11 marzo 2011
Le raccomandazioni
Qualcosa che cordialmente odio, nella vita sociale, sono le raccomandazioni. Sono esse che stravolgono i sani principi di giustizia, che forniscono modo di vivere e di ramificare agli immeritevoli, che fanno piangere lacrime amare alla gente che ha sudato per prepararsi culturalmente e tecnicamente alla vita.
Quanta gente conosco che...no, no, non voglio finire questa frase. Ma quanta gente, nel pubblico impiego particolarmente, ha finito per significare voglia di far niente regolarmente premiata e rispettata. Intere gerarchie di fannulloni, magari compensate da pochissimi grandi lavoratori forniti di coscienza.
Nelle scuole superiori, qualche anno fa, furono istituite delle gratifiche per i lavoratori più bravi. Ma, ovviamente, a stabilire chi fossero i più bravi erano chiamati i meno bravi. Ingiustizia su ingiustizia. Io chiedevo che quella gratifica fosse almeno distribuita in modo univoco a tutti.
Mi accorgo di avere gli stessi pensieri del ministro Brunetta. E che purtroppo neanche Brunetta, con tutta la sua buona volontà, riuscirà a raddrizzare la coscienza degli italiani.
Quanta gente conosco che...no, no, non voglio finire questa frase. Ma quanta gente, nel pubblico impiego particolarmente, ha finito per significare voglia di far niente regolarmente premiata e rispettata. Intere gerarchie di fannulloni, magari compensate da pochissimi grandi lavoratori forniti di coscienza.
Nelle scuole superiori, qualche anno fa, furono istituite delle gratifiche per i lavoratori più bravi. Ma, ovviamente, a stabilire chi fossero i più bravi erano chiamati i meno bravi. Ingiustizia su ingiustizia. Io chiedevo che quella gratifica fosse almeno distribuita in modo univoco a tutti.
Mi accorgo di avere gli stessi pensieri del ministro Brunetta. E che purtroppo neanche Brunetta, con tutta la sua buona volontà, riuscirà a raddrizzare la coscienza degli italiani.
giovedì 10 marzo 2011
Dare ed avere
Tutti diciamo: è molto più bello donare che ricevere.
Si ha più gioia nel vedere che altri gioiscono grazie a un nostro gesto, che non gioire perchè ci è stato fatto un dono. Presto questo dono a noi fatto perderà tutto il suo valore, mentre ai nostri occhi resterà bello vedere che qualcuno, oggi, è andato un po' più avanti nella vita grazie a un nostro gesto di amicizia o di amore.
Il Vangelo ci aiuta a pensare in questo modo, ma anche la stessa vita. Se un povero esce dalla sua povertà perché noi lo abbiamo aiutato, il suo salire un gradino farà salire un po' anche noi. Pensiamo a un popolo progredito che aiuta un popolo sottosviluppato a progredire.
Che ne abbiamo avuto noi in cambio? Forse niente, o forse qualcosa: quello stringere una mano che ci fa sentire entrambi più forti.
Si ha più gioia nel vedere che altri gioiscono grazie a un nostro gesto, che non gioire perchè ci è stato fatto un dono. Presto questo dono a noi fatto perderà tutto il suo valore, mentre ai nostri occhi resterà bello vedere che qualcuno, oggi, è andato un po' più avanti nella vita grazie a un nostro gesto di amicizia o di amore.
Il Vangelo ci aiuta a pensare in questo modo, ma anche la stessa vita. Se un povero esce dalla sua povertà perché noi lo abbiamo aiutato, il suo salire un gradino farà salire un po' anche noi. Pensiamo a un popolo progredito che aiuta un popolo sottosviluppato a progredire.
Che ne abbiamo avuto noi in cambio? Forse niente, o forse qualcosa: quello stringere una mano che ci fa sentire entrambi più forti.
mercoledì 9 marzo 2011
Gratitudine e ingratitudine
Nella vita, si può dire ogni giorno, facciamo cose di cui dovremmo in qualche modo essere grati a qualcuno.
Purtroppo il sentimento della gratitudine è un fenomeno raro: non vorremmo mai dover dire grazie a qualcuno, mentre ci piacerebbe tanto che qualcuno fosse grato a noi.
In questo, usiamo una bilancia in cui il piatto dei nostri meriti è sempre il più pesante, e il piatto degli altri sempre più leggero.
Mi ricorda quella favola antica, di Fedro, che dice: "Giove ha dato a ciascuno di noi due bisacce: una, piena dei difetti altrui, la teniamo sempre davanti ai nostri occhi, mentre l'altra, quella dei nostri difetti, la portiamo costantemente dietro le spalle e non la vediamo".
Ma anche Gesù, nel Vangelo, aveva parlato della pagliuzza dei nostri difetti e della trave dei difetti altrui: i difetti degli altri sappiamo ben riconoscerli, mentre a quelli nostri concediamo volentieri il perdono e la dimenticanza.
In politica, non è forse vera la stessa cosa?
Purtroppo il sentimento della gratitudine è un fenomeno raro: non vorremmo mai dover dire grazie a qualcuno, mentre ci piacerebbe tanto che qualcuno fosse grato a noi.
In questo, usiamo una bilancia in cui il piatto dei nostri meriti è sempre il più pesante, e il piatto degli altri sempre più leggero.
Mi ricorda quella favola antica, di Fedro, che dice: "Giove ha dato a ciascuno di noi due bisacce: una, piena dei difetti altrui, la teniamo sempre davanti ai nostri occhi, mentre l'altra, quella dei nostri difetti, la portiamo costantemente dietro le spalle e non la vediamo".
Ma anche Gesù, nel Vangelo, aveva parlato della pagliuzza dei nostri difetti e della trave dei difetti altrui: i difetti degli altri sappiamo ben riconoscerli, mentre a quelli nostri concediamo volentieri il perdono e la dimenticanza.
In politica, non è forse vera la stessa cosa?
martedì 8 marzo 2011
Oggi o domani?
Che devono fare, i genitori, per garantire l'avvenire dei figli? Il momento è duro, la disoccupazione esorbita, il rilancio è lontano.
Se un padre deve pensare ai suoi figli, conviene coprirsi le spalle spendendo il minimo, oppure conviene sbilanciarsi per far sì che ai figli non manchi al momento la capacità di migliorarsi e di espandersi, in modo che siano essi a garantirsi, nell'ambito del possibile, il migliore domani?
Ci sembra questa seconda ipotesi quella più idonea a permettere il progresso dei giovani.
Uno stato, altrettanto, non deve - se può - limitarsi ai tagli ed alle economie, capaci di mantenere almeno l'uovo oggi, ma deve saper compiere il miracolo di aperture finanziarie - esempio grandi opere pubbliche - idonee a indirizzare il futuro verso un'espansione e un progresso costosi quanto si voglia, ma indispensabili se si intende assicurare continuità nella crescita ampliando la base di rilancio.
E tu, giovane, lànciati verso una dinamica volontà di crescita, non chiudendoti nell'ottica miope dell'uovo oggi.
Se un padre deve pensare ai suoi figli, conviene coprirsi le spalle spendendo il minimo, oppure conviene sbilanciarsi per far sì che ai figli non manchi al momento la capacità di migliorarsi e di espandersi, in modo che siano essi a garantirsi, nell'ambito del possibile, il migliore domani?
Ci sembra questa seconda ipotesi quella più idonea a permettere il progresso dei giovani.
Uno stato, altrettanto, non deve - se può - limitarsi ai tagli ed alle economie, capaci di mantenere almeno l'uovo oggi, ma deve saper compiere il miracolo di aperture finanziarie - esempio grandi opere pubbliche - idonee a indirizzare il futuro verso un'espansione e un progresso costosi quanto si voglia, ma indispensabili se si intende assicurare continuità nella crescita ampliando la base di rilancio.
E tu, giovane, lànciati verso una dinamica volontà di crescita, non chiudendoti nell'ottica miope dell'uovo oggi.
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