Mussolini la chiamava la quarta sponda. Tripoli, Misurata, Bengasi e Derna sono state per qualche anno delle province italiane. Poi sono accaduti eventi storici d'immensa portata, ma non possiamo dimenticare che la Libia è la nostra anticamera, e che ciò che accade in Libia ci riguarda strettamente.
Abbiamo provato a farci amico Gheddafi, che ci forniva un dieci per cento del nostro fabbisogno energetico. Ma un'amicizia così ci è costata molto cara, e non c'è stato mai un momento in cui abbiamo creduto di aver portato il dittatore libico alle soglie della democrazia.
Ora è il libero destino dei popoli quello che deciderà le sorti della Libia. L'unica nostra vera speranza è che essa si trasformi in una democrazia, ma anche nel caso migliore tutto ciò sta costando e costerà migliaia di vittime e una catena d'inaccettabili crudeltà.
Gheddafi, come Saddam Hussein,e a differenza di Mubarak, ha scelto il suo destino senza guardare in faccia né la realtà né l'evoluzione dei diritti umani. E' consapevole di ciò che gli toccherà, e per impedirlo è disposto a tutto.
Aspettiamo: che altro si può fare? Non ci si può schierare coi tiranni. Si può solo sperare che la libertà di un popolo trovi la sua strada.
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