A Sanremo ha vinto una bella vecchia canzone, quella di Roberto Vecchioni, che a quasi ottant'anni ancora chiede di amare.
Una canzone veramente bella, un desiderio veramente nobile e vivo: ma nulla, proprio nulla di nuovo. Sanremo non ha saputo esprimere nulla di nuovo, e quel poco che gli era riuscito (vedi Tricarico) è stato inesorabilmente bocciato dalla solita giuria miope.
Così, "tre colori", bianco-rosso-verde, sono diventati un colore solo: il grigio.
Il grigio di un'altra bella vecchia canzone, quella di Amanda, che è libera, sì, ma soltanto di morire. Con lei se ne va tutto il vecchio di una manifestazione che sa riconoscere solo vecchi ritmi, vecchi campioni ormai sfilacciati, e riesce a bocciare tutto quel che può avere un sapore nuovo, come Tricarico o la Tatangelo, entrambi bocciati due volte.
Già: vecchi campioni e vecchie giurie.
Così, a Sanremo, di nuovo c'è stato solo il contorno di Paolo e di Luca, di Eli e di Belen. E le giovanili papere di Gianni Morandi, rimasto all'epoca in cui andava "a prendere il latte".
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