La bella isola di Lampedusa, così a mezza strada fra la Tunisia e l'Europa, è diventata un vero e proprio vulcano, terra di approdo di profughi e di naufraghi, di gente disperata che tenta la fuga dalla miseria, dalla sventura e dalla morte. Il guaio è che si tratta soltanto di una piccola isola, porto e rifugio delle disgrazie altrui. I profughi attualmente presenti sul suo territorio superano ormai gli abitanti dell'isola, che sono in tutto ottomila.
Le strutture di ospitalità non reggono, sono assolutamente inadeguate, i naufraghi siedono e dormono all'aperto. L'Africa, e non solo con i tunisini, ha bisogno di una valvola di sfogo, ma né
Lampedusa da sola, nè l'Italia da sola, sono in grado di reggere quella forza d'urto. L'Europa lo sa e ha promesso d'intervenire. Ma l'intervento deve essere rapido, concreto e immediato, la soluzione non può essere rimandata alle calende greche, altrimenti la situazione diventa esplosiva e irreparabile.
Le strutture di ospitalità non reggono, sono assolutamente inadeguate, i naufraghi siedono e dormono all'aperto. L'Africa, e non solo con i tunisini, ha bisogno di una valvola di sfogo, ma né
Lampedusa da sola, nè l'Italia da sola, sono in grado di reggere quella forza d'urto. L'Europa lo sa e ha promesso d'intervenire. Ma l'intervento deve essere rapido, concreto e immediato, la soluzione non può essere rimandata alle calende greche, altrimenti la situazione diventa esplosiva e irreparabile.
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